Una ragazza come lei, di Marc Levy

Editore: Rizzoli

Traduzione di: Ilaria Piperno e Giovanni Zucca

 

Prima c’è stato l’odore, come quando fanno i fuochi d’artificio; e poi il buio, che torna a inghiottire la notte allo spegnersi degli ultimi bagliori.

Ricordo di aver sbattuto le palpebre e di aver visto gli occhi di mio padre, in cui si mescolavano rabbia e lacrime. Poi i miei genitori riuniti, l’uno accanto all’altra: una scena talmente improbabile che ho pensato a uno scherzo della morfina.

L’infermiera mi misurava la pressione. Mi capita la sera, nel prendere sonno, di rivedere la sua faccia. A volte mi hanno fatto i complimenti per il mio sorriso — gli amici dicevano che ha un certo fascino —, ma quello di Maggie non ha paragoni. Chi la incrocia fuori dall’ospedale vede solo una donna dalle forme abbondanti, ma chi la conosce sa che in quel corpo batte un cuore altrettanto grande. E non venitemi più a dire che solo magro è bello.

Julius era appoggiato alla porta, e aveva uno sguardo talmente serio da farmi paura. Se n’era accorto, e i suoi tratti si erano addolciti. Avrei voluto fare la spiritosa, dire la battuta giusta per rasserenarli. Avrei potuto chiedere per esempio se avevo vinto la gara; sono sicura che papà si sarebbe divertito — o forse no, non so. Ma non riuscivo a dire mezza parola. È stato lì che mi sono spaventata. Maggie mi ha tranquillizzata: avevo un tubo in gola, non dovevo assolutamente cercare di parlare, tanto meno di deglutire. Il tempo di riprendere conoscenza, e già me lo stavano togliendo. Non avevo più voglia di far ridere mio padre.

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