La signora delle camelie, di Dumas

TRADUZIONE 1

Mondadori

Tradotto da Francesco Pastonchi

 

Io credo che non si possano creare personaggi se non quando si sono studiati a fondo gli uomini, come non si può parlare di una lingua a patto di averla imparata sul serio.

Non essendo ancora nell’età dell’invenzione, mi accontenterò di raccontare.

Incito dunque il lettore a persuadersi della realtà di questa storia; i suoi personaggi, eccezion fatta dell’eroina, vivono tuttora.

D’altronde ci sono a Parigi parecchi testimoni per la maggior parte dei fatti che qui raccolgo: e potrebbero confermarli, se la mia testimonianza non bastasse.

Io solo, per una speciale circostanza, potevo trascriverli; perché fui il solo ad essere a conoscenza degli ultimi particolari, senza i quali diventava impossibile dare un racconto attraente e compiuto.

Ecco ora in qual modo venni a conoscere questi particolari.

Il 12 marzo 1847 lessi, in via Lafitte, un grande manifesto giallo che annunziava una vendita di mobili e di ricchi ninnoli, messi all’asta per un decesso. Il manifesto, senza nominare la persona morta, fissava il giorno 16, da mezzodì alle cinque, in via d’Antin, N.9.

Era detto inoltre che l’appartamento con la mobilia si poteva visitare nei giorni 13 e 14.

Io sono stato sempre amante di cose rare. Mi ripromisi dunque si non perdere una simile occasione, se non proprio di comprarne, almeno di vederne.

E l’indomani mi recai al N.9 di via d’Antin.

Benché ancora presto, c’erano già nell’appartamento visitatori e visitatrici; e queste pur vestite di velluti, coperte di scialli di cachemire, e attese alla porta da eleganti coupés, guardavano con meraviglia e anche ammirazione tutto quel lusso offerto ai loro occhi.

Compresi in seguito tale ammirazione e meraviglia; perché, messomi anch’io ad osservare, mi accorsi facilmente d’essere nell’appartamento di una mantenuta.

Ora, se di una cosa son curiose le vere signore quali appunto ce n’erano là, è dell’interno di tali donne: che ogni giorno coi propri equipaggi inzaccherano i loro e hanno, al pari di loro e al loro fianco, il proprio palco agli Italiens e all’Opéra, e sfoggiano in Parigi la sfacciata opulenza della loro bellezza, dei loro gioielli e dei loro scandali.

TRADUZIONE 2

Rizzoli

Tradotto da Paola Ojetti

 

Penso che non si possano creare personaggi senza avere studiato a fondo gli uomini, come non si può parlare una lingua senza averla seriamente imparata.

Non avendo ancora raggiunto l’età in cui si inventa, devo contentarmi di riferire.

Desidero quindi che il lettore sia convinto della realtà di questa storia, tutti i personaggi della quale, salvo la protagonista, sono ancora vivi.

A Parigi, del resto, molti potrebbero testimoniare la maggior parte dei fatti che ho raccolto in questo libro, e potrebbero confermarli, se la mia sola testimonianza non bastasse. Per una speciale circostanza, però, solo io posso descriverli perché solo a me furono confidati gli ultimi particolari senza i quali sarebbe stato impossibile che questo racconto fosse attraente e compiuto.

Ecco come mi sono divenuti noti i fatti.

Il 12 marzo del 1847, in Rue Lafitte, lessi, su un grande manifesto giallo, l’annuncio si una vendita all’asta di mobili e di rari pezzi curiosi. La vendita avveniva in seguito a decesso; non era detto chi fosse lo scomparso, ma si precisava che l’asta avrebbe avuto luogo al numero 9 di Rue d’Antin, il giorno 16, da mezzogiorno alle cinque.

Il manifesto annunciava inoltre che il 13 e il 14 si sarebbe potuto visitare l’appartamento col mobilio.

Sono sempre stato un appassionato di oggetti rari. Mi ripromisi, perciò, di non perdere l’occasione di vedere questi, se non anche di acquistarli.

L’indomani mi recai in Rue d’Antin numero 9.

Era ancora mattina presto, e tuttavia vi trovai molti visitatori e perfino delle visitatrici che, per quanto vestite di velluto e avvolte in bellissimi scialli di cashmere e attese alla porta da eleganti carrozze, osservavano con stupore, quasi con ammirazione, il lusso offerto ai loro occhi.

Quell’ammirazione, quello stupore mi furono chiari più tardi quando, a un più attento esame, mi accorsi di essere nell’abitazione di una mantenuta. Ora, se c’è una cosa che le signore della buona società desiderano conoscere (e le visitatrici di quella mattina appartenevano proprio al gran mondo) è appunto l’alloggio di quelle donne che ogni giorno inzaccherano coi propri equipaggi i loro, e che hanno, come esse accanto a esse, palchi riservati all’Opéra e al Théâtre des Italiens, o che sfoggiano nella loro stessa Parigi l’insolente ricchezza della loro venustà, dei loro gioielli, e dei loro scandali.

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