Eloy Moreno, Il regalo

Traduzione di Silvia Bogliolo

«Hai capito che cosa è successo oggi?»

«Sì, papà».

«Sicura?»

«Ma sì, non sono più così piccola!»

«Allora lo sai che non sono morto, vero?»

«Ah, no? Sei proprio sicuro di non essere morto?» E cominciò a farmi il solletico.

E io a lei. Le afferrai una gamba con una mano, mentre con l’altra tentai di sfilarle il calzino. Ci riuscii e glielo lanciai per terra iniziando a mordicchiare le dita del suo piedino.

«No, questo non vale! Non vale!» protestava ridendo. «Smettila!» e cercava di scappare saltellando su un piede solo.

Continuammo a giocare per qualche minuto, per tutta la stanza: lei saltava sul letto e io cercavo di bloccarla, si nascondeva sotto le lenzuola, mi colpiva con un cuscino, balzava di nuovo a terra… e io la inseguivo, tra scoppi di risa, grida e vita. Alla fine, stanchi, ci fermammo uno davanti all’altra, prendemmo fiato e ci abbracciammo.

«Papà…»

«Sì?»

«Mi racconti una favola?»

«Ma non avevi detto che non eri più così piccola?»

«Perché? Le favole si raccontano solo ai piccoli?»

«No, hai ragione. Te ne racconto una».

«Una? No, due. Oggi ne voglio due».

«Due?»

«Sì, due, tiprego, tiprego, tiprego…»

«Va bene, una favola e una storia. D’accordo?»

«Me lo prometti?»

«Sì, certo».

«Anche se mi addormento?»

«Anche se ti addormenti».

Mi dette un velocissimo bacio sulla guancia e mi abbracciò così forte che riuscì a stringermi non soltanto il corpo ma tutta la vita. Con un balzo si infilò nel letto e si tirò il piumino fino al naso: quel tanto che bastava per far entrare l’aria e per poter continuare a seguirmi con gli occhi, per il momento ancora aperti.

«Bene, questa è una delle favole che quando ero piccolo tuo nonno mi raccontava più spesso».

«Sì, evviva! Una di quelle del nonno!»

«Allora cominciamo. C’erano una volta due fratelli che lavoravano la terra già da molti anni. Era la stessa terra che avevano coltivato i loro genitori e ancora prima i loro nonni. Non erano né ricchi e né poveri, lavoravano nei campi tutti i giorni e ne ricavavano abbastanza da poter vivere comodamente.

«Un giorno, quando aravano già da più di due ore, uno di loro trovò una bottiglia semisepolta, una bottiglia che conteneva un foglio di carta».

«Dai! Come i messaggi nelle bottiglie che poi si buttano in mare» mi interruppe lei.

 

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