Val Brelinski, La ragazza che dormì con Dio

Traduzione di Sandro Ristori

coverL’ultimo giorno di agosto del 1970, un mese prima che lei compisse quattordici anni, il padre di Jory portò le sue due figlie in una casa abbandonata e le lasciò lì. Non era stato un viaggio lungo. Il padre aveva guidato con risoluta determinazione verso i confini della città, superando i binari della ferrovia e l’impianto di itticoltura e i terreni del rodeo. Si era lasciato alle spalle la fabbrica di barbabietole da zucchero e il macello e gli stabilimenti di lavorazione della carne, e in tutto questo Jory non aveva fatto altro che guardare fuori dal finestrino chiusa in una rabbia silenziosa. Al suo fianco, sul sedile posteriore della Buick, Grace era praticamente svenuta: aveva la testa appoggiata sulla spalla di Jory e un filo di bava le colava dalle labbra. Aveva inzuppato tutta la parte superiore della maglietta della sorella, che le aveva affibbiato uno spintone per poi voltarsi di nuovo verso il finestrino. Davanti agli occhi di Jory si srotolavano lunghe vie serpeggianti, circondate da campi di barbabietole da zucchero, erba medica e mais. Black Cat Lane, Chicken Dinner Road e Floating Feather Road, così si chiamavano. Jory aveva osservato un solitario germano reale tuffarsi in picchiata come un cacciabombardiere in un fosso di irrigazione mentre tre pecore se ne stavano altezzose come regine su un tettuccio che un contadino aveva costruito per loro con del materiale di fortuna. Suo padre aveva continuato a guidare lungo grandi recinti che puzzavano di foraggio. Poi i campi si erano fatti ancora più ampi e aperti, il paesaggio ancora più piatto e le case più rare.

Alla fine svoltò in un vialetto non asfaltato che Jory non aveva mai visto prima. Spense la macchina e aprì la portiera. Jory si rifiutò di guardare la strana casa in cui lei e sua sorella avrebbero dovuto vivere da quel momento in poi. Rimase ancorata al sedile posteriore, le mani strette tra le ginocchia, finché suo padre non la tirò fuori a forza e la mise in piedi sul sentiero ghiaioso.

La casa del loro esilio era vecchia e diroccata, le mura bianche rovinate dalle intemperie, le tegole del tetto sbeccate e ricoperte di muschio. E sotto la ripida sporgenza del secondo piano, un’enorme finestra a forma di rombo fissava il mondo dal suo timpano come l’occhio solitario del fante di quadri.

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