Isabel Allende, Il quaderno di Maya

Traduzione di Elena Liverani

9788807880001_0_0_770_75Una settimana fa, all’aeroporto di San Francisco, la nonna mi abbracciò senza piangere e mi ripeté che, se avevo minimamente a cuore la mia esistenza, non dovevo mettermi in contatto con nessuno finché non avessimo avuto la certezza che i miei nemici non mi cercavano più. La mia Nini è paranoica, come tutti gli abitanti della Repubblica popolare indipendente di Berkley, perseguitati dal governo e dagli extraterrestri, ma nel mio caso non stava esagerando: qualsiasi precauzione non sarebbe stata di troppo. Mi consegnò un quaderno con cento pagine perché tenessi un diario della mia vita, come avevo fatto dagli otto ai quindici anni, quando ancora il destino non mi aveva girato le spalle.

«Avrai tempo per annoiarti, Maya. Approfitta per scrivere delle enormi sciocchezze che hai commesso, magari in questo modo ti rendi conto della loro portata» mi disse. Esistono diversi miei diari, sigillati con nastro adesivo industriale, che mio nonno conservava sotto chiave nel suo studio e che adesso la mia Nini tiene in una scatola da scarpe sotto il letto. Questo dovrebbe essere il mio quaderno numero nove. La mia Nini è convinta che mi serviranno quando entrerò in analisi, perché contengono la chiave per sciogliere i nodi della mia personalità; ma se li avesse letti, saprebbe che contengono una tale quantità di frottole da disorientare lo stesso Freud. In linea di massima mia nonna diffida dei professionisti che guadagnano a ore, visto che a loro non conviene ottenere risultati rapidi. Tuttavia fa un’eccezione per gli psichiatri, perché uno di loro la salvò dalla depressione e dalle trappole della magia quando si era ficcata in testa di mettersi in contatto con i morti.

Per non offenderla, misi il quaderno nello zaino, ma non avevo intenzione di usarlo, anche se qui, in effetti, il tempo si dilata e scrivere è un modo per occuparlo. Questa prima settimana di esilio è stata lunga per me. Mi trovo su un’isoletta quasi invisibile sulla carta geografica, calata in pieno Medioevo. Mi risulta complicato scrivere della mia vita, perché non distinguo tra i ricordi e ciò che è frutto della mia immaginazione; la pura verità può risultare tediosa e per questa ragione, senza rendermene conto, la modifico o la enfatizzo, anche se mi sono riproposta di correggere questo difetto e di mentire il meno possibile in futuro.

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