Gli anni della leggerezza: La saga dei Cazalet, di Elizabeth Jane Howard

Fazi Editore, traduzione di Manuela Francescon

La giornata cominciò alle sette meno cinque: la sveglia (sua madre gliel’aveva regalata quando era andata a servizio) si mise a suonare e continuò imperterrita finché Phyllis non la ridusse al silenzio. Sul cigolante letto di ferro sopra il suo, Edna gemette e si girò, rannicchiandosi contro la parete; perfino d’estate odiava alzarsi, e d’inverno capitava che Phyllis dovesse strapparle di dosso le lenzuola. Si mise seduta, si sciolse la retina e cominciò a togliersi i bigodini. Quel giorno aveva il pomeriggio libero, si sarebbe lavata i capelli. Scese dal letto, raccolse la trapunta che era finita in terra durante la notte e aprì le tende. La luce del sole ingentilì di colpo la stanza, trasformando il linoleum in caramello e donando una tonalità blu ardesia alle scheggiature del catino lavamano di smalto bianco. Si sbottonò la camicia da notte di flanella leggera e si lavò alla maniera che le aveva insegnato sua madre: il viso, le mani e poi – ma con circospezione – le ascelle, con un panno imbevuto d’acqua fredda. «Muoviti», disse a Edna. Buttò l’acqua sporca nel secchio e cominciò a vestirsi. Si tolse la camicia da notte restando con la sola biancheria e si infilò il vestito di cotone verde scuro che usava la mattina. Sistemò la cuffia sui boccoli grossi come salsicce – non li aveva spazzolati – e si legò il grembiule attorno alla vita. Edna, che al mattino si lavava appena, riuscì a vestirsi mentre era ancora a letto: un retaggio dell’inverno (la stanza non era riscaldata e per nessun motivo al mondo avrebbero aperto la finestra). Alle sette e dieci erano entrambe pronte a scendere con passo lieve nella casa ancora immersa nel sonno. Phyllis si fermò al primo piano e aprì la porta di una della camere. Tirò le tende e udì il pappagallo fremere impaziente nella sua gabbietta.

«Miss Louise! Sono le sette e un quarto».
«Oh, Phyllis!»
«Mi ha chiesto lei di svegliarla».
«È una bella giornata?».
«C’è sempre un bel sole».
«Togli il panno dalla gabbia di Ferdie».
«Se non lo faccio, si alzerà prima».

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