Correre, di Jean Echenoz

Adelphi Edizioni, traduzione di Giorgio Pinotti

I tedeschi sono entrati in Moravia. Sono arrivati a cavallo, in macchina, in motocicletta, in camion ma anche in carrozza, seguiti da unità di fanteria e da colonne di rifornimento, poi da qualche semicingolato di piccola taglia e poco altro. È ancora presto per vedere i grandi Panzer Tiger e Panther guidati da carristi in divisa nera, colore che si rivelerà assai pratico per nascondere le macchie d’olio. Alcuni Messerschmitt monotone da ricognizione di tipo Taifun sorvolano l’operazione, ma hanno solo il compito di assicurarsi dall’alto che tutto fili liscio, non sono neanche armati. È soltanto una piccola invasione lampo senza scosse, una piccola annessione senza tante storie, per ora non è la guerra vera e propria. Diciamo che i tedeschi arrivano e si insediano, tutto qua.
L’alto comando dell’operazione viaggia su auto Horch 901 o Mercedes 170 coi finestrini posteriori schermati da tendine grigie a fitte pieghe, sicché è impossibile distinguere bene i generali. Le carrozze, maggiormente esposte, sono occupate da ufficiali di grado inferiore dai lunghi cappotti, alti copricapi e croci di ferro strette sotto il mento. I cavalli sono montati da altri ufficiali o trainano cucine da campo. Gli autocarri destinati al trasporto truppe sono del modello Opel Blitz e le motociclette, pesanti sidecar Zündapp, sono pilotate da gendarmi con elmetti e gorgiere metalliche. Tutti questi mezzi di trasporto sono adorni di orifiamme rosse con il disco bianco in cui campeggia quella croce nera un po’ particolare che non ha più bisogno di presentazioni, e che gli ufficiali portano anche sui bracciali.
Quando questa combriccola, sei mesi fa, si è presentata nei Sudeti, i tedeschi di lì l’hanno accolta con un certo favore. Ma adesso, varcata la frontiera della Boemia-Moravia, l’accoglienza è decisamente più fredda sotto il cielo basso e plumbeo. A Praga la combriccola ha fatto il suo ingresso in un silenzio di tomba, e anche nella provincia morava non c’era una gran ressa lungo le strade. Quelli che vi si sono avventurati osservano il corteo più con diffidenza, se non aperta antipatia, che con curiosità, ma qualcosa dice loro che c’è poco da scherzare, che non è il caso di sbilanciarsi.

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