Mercedes Cabrera, Con luce e tachigrafi

Traduzione di Serena Rossi

Il ritorno di Ferdinando VII in Spagna concluse il ciclo iniziato con la proclamazione della Costituzione di Cadice del 1812. Scontato il breve interludio del triennio liberale, tra il 1820 e il 1823, si dovette aspettare fino agli anni ’30 quando, morto il Re e messa in discussione la successione per l’insurrezione carlista, i liberali si schierarono apertamente in appoggio della Corona. Trasformatosi in forza di governo, il liberalismo si divise. La sua condizione minoritaria e la sua lotta contro l’assolutismo gli avevano fatto assumere le tradizioni rivoluzionarie dei pronunciamenti militari e le ribellioni unitariste, in aperta contraddizione con le condizioni elettorali e parlamentari del regime costituzionale. Le divisioni percettibili all’interno del  liberalismo e riconoscibili dal principio del secolo, finirono per palesarsi nella concezione della sovranità politica e nelle relazioni della Corona con le Cortes, così come nel loro atteggiamento verso il ricorso ai procedimenti rivoluzionari. Mentre i progressisti, difensori della sovranità nazionale, giustificavano il ricorso all’”insurrezione legale” e alla rivolta, i moderati, sostenitori del principio dottrinario della sovranità condivisa, cercarono nell’appoggio della Corona e nella centralizzazione amministrativa il modo di restare al potere e scongiurare l’alternanza politica. Ogni partito aveva tra i suoi leader dei membri di importanti gerarchie militari, e focalizzava il suo programma in un modello di Costituzione che imponeva quando si sostituiva al potere precedente.

Così, alla Costituzione del 1812, che proclamava il principio progressista della sovranità nazionale, succedette il moderato Statuto Reale del 1834. Nel 1837, tuttavia, uniti di fronte al nemico comune, i carlisti, moderati e progressisti negoziarono una Costituzione che riassumeva i principi della sovranità nazionale e della sovranità condivisa. Il suo preambolo avvertiva che il testo era “volontà della Nazione… nell’uso della sua sovranità”, ma allo stesso tempo essa depositava la podestà legislativa nelle “Cortes con il Re”.

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