Il rosso e il nero, di Stendhal

Feltrinelli Editore, traduzione di Luigi Maria Sponzilli

La cittadina di Verrières può essere considerata una delle più graziose della Franca Contea. Le sue case bianche con i loro tetti a punta di tegole rosse si distendono sul pendio di una collina, con ciuffi di robusti castagni che ne mettono in evidenza ogni minima sinuosità. Il Doubs scorre qualche centinaio di piedi al di sotto delle fortificazioni, erette molto tempo fa dagli spagnoli e oggi in rovina.

Verrières è protetta a settentrione da un’alta montagna, che è una diramazione del Jura. Le cime frastagliate del Verra si coprono di neve ai primi freddi d’ottobre. Un torrente, che si precipita giù dalla montagna, attraversa Verrières prima di gettarsi nel Doubs, e fornisce il movimento a un gran numero di segherie, un’industria molto semplice che procura un certo benessere alla maggior parte degli abitanti, più contadini che borghesi. non sono tuttavia le segherie ad avere arricchito questa cittadina. É alla fabbrica di tele dipinte, dette di Mulhouse, che si deve la generale agiatezza grazie alla quale, dopo la caduta di Napoleone, sono state ricostruite le facciate di quasi tutte le case di Verrières.

Appena entrati in città si rimane storditi dal fracasso di una macchina rumorosa e dall’aspetto terribile. Venti martelli pesanti vengono sollevati da una ruota mossa dall’acqua del torrente, e ricadono con un rumore da far tremare il selciato. Ognuno di questi martelli forgia non so quante migliaia di chiodi al giorno. Sono delle graziose ragazza in fiore a mettere sotto i colpi di questi enormi martelli i pezzi di ferro che vengono rapidamente trasformati in chiodi. Un lavoro, tanto rude all’apparenza, che più di ogni altro stupisce il viaggiatore addentratosi per la prima volta fra le montagne che separano la Francia dalla Svizzera. Se, al suo ingresso in città, il viaggiatore chiede a chi appartenga questa bella fabbrica di chiodi che assorda i passanti sulla via principale, si sentirà rispondere strascicando le parole: “Ah! È del signor sindaco”.

 

 

 

Einaudi, traduzione di Margherita Botto

La cittadina di Verrières può essere considerata una delle più graziose della Franca Contea. Le case bianche, con i tetti aguzzi di tegole rosse, sono disposte sul fianco di una collina dove ogni minima sinuosità è evidenziata da macchie di vigorosi castagni. Il Doubs scorre poche centinaia di piedi sotto le fortificazioni costruite un tempo dagli spagnoli, e ora in rovina.

Verrières è protetta a nord da un alto monte, una propaggine del Giura. Le cime frastagliate del Verra si coprono di neve già ai primi freddi di ottobre. Un torrente che scende impetuoso dalla montagna attraversa Verrières per poi gettarsi nel Doubs, e fa funzionare un gran numero di segherie: è un’attività semplicissima, che procura una certa agiatezza alla maggior parte degli abitanti, più contadini che borghesi. Però non sono state le segherie ad arricchire la cittadina. È la manifattura di tele stampate, dette di Mulhouse, a garantire il diffuso benessere che, dalla caduta di Napoleone in po, ha permesso di restaurare le facciate di quasi tutte le case di Verrières.

Già entrando in città si resta storditi dal frastuono di una macchina rumorosa e dall’aspetto terribile. Venti pesanti martelli si abbattono con un fracasso da far tremare il selciato, sollevati da una ruota mossa dal torrente. Ognuno fabbrica non so quante migliaia di chiodi al giorno. Sono ragazze fresche e graziose a porre sotto gli enormi martelli i pezzetti di ferro che vengono rapidamente trasformati in chiodi. Quel lavoro, che appare così rude, è fra quelli che più stupiscono il viaggiatore quanto si inoltra per la prima volta tra le montagne che separano la Francia dalla Svizzera. Se, entrando a Verrières, chiede a chi appartenga la bella fabbrica di chiodi che l’assorda mentre percorre la via principale, si sente rispondere con una cadenza strascicata: «Eh, è del signor sindaco!»

 

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One thought on “Il rosso e il nero, di Stendhal

  1. È un libro che ho iniziato a leggere più di una volta ma che ancora non sono riuscito a portare a termine. Ma non mi arrendo, è un classico a cui non si può rinunciare…

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