Marco Pierre White, White Heat 25

Volete comprare White Heat per imparare a cucinare? Per cucinare come uno chef stellato da guida Michelin? Lasciate perdere. Risparmiate i soldi per comprarvi una padella.

Cercate idee, ispirazione, un po’ di Marco? Allora forse riuscirete a ricavare qualcosa da questo libro. Vi avviso, però: è un puzzle a cui mancano un centinaio di pezzi. Cosa vi aspettavate? Sono all’inizio della mia carriera, il vero Marco non emerge prima dei 35 o 40 anni. Non sono nemmeno ancora stato in Francia. Ma quello che trovate qui sono io, stile 1990, costruito su fondamenta di energia, onestà e qualità.

Ho ancora molto da imparare. In un ristorante tutto cambia costantemente. Quando leggerete questo libro, quando comincerete a utilizzare le mie idee, le ricette saranno già cambiate. Non sono mai soddisfatto di quel che faccio, mai. Quasi mai. Le tagliatelle alle ostriche, ecco, di quelle sono soddisfatto e non posso migliorarle. Idem per lo zampone, ma quello è di Pierre Koffman, è il suo piatto perfetto. Per tutto il resto ci sto ancora pensando, e continuo a lavorarci sopra. Perché pensate che metta ancora il grembiule blu?

Marco Pierre, italiano e francese; Marco da solo è italiano puro. Invece White – Whitey – è un ragazzo qualsiasi dello Yorkshire. “Whitey, non sarai mai qualcuno”, mi disse il preside quando lasciai la scuola, e aveva proprio ragione: sono famoso, ho dei soldi in tasca, ma cosa vuol dire? Credete che questo mi renda qualcuno? Io non penso.

Mia madre era italiana e morì quando io avevo sei anni. Ero il suo terzo figlio: Graham, Clive, e poi Marco. Forse con il terzo mia madre sentì di poter riaffermare le sue radici, e quindi mi diede un nome italiano. Per sei anni fui il cocco di mamma, il più piccolo, il bimbo adorato. Poi arrivò Craig, e due giorni dopo averlo partorito lei morì. Craig andò a stare da mia zia in Italia, e ora è italiano. Non lo vedo da quindici anni; ormai non vedo più molto spesso i miei fratelli e mio padre.

(Traduzione di Thais Siciliano)

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