La zia Tula e Sonata d’autunno

Miguel de Unamuno, La zia Tula

Traduzione di Flaviarosa Rossini

Il corpo della zia Tula era agli estremi. La sua anima si agitava in esso come un uccellino in una gabbia sgangherata dalla quale fugge, e pur soffrendo di dover pagare dolorosamente la sua libertà, brama di volare oltre le nubi. Non sarebbe arrivata in tempo per vedere il nipotino. Lo sentiva? «Lassù, quando sarò con loro» sognava «saprò com’è, e se è un maschio o una femmina… o tutti e due… e lo saprò con maggiore chiarezza che quaggiù, perché di lassù si vedono meglio le cose di questo mondo.»

L’ultimo attacco di febbre l’aveva costretta a letto con un estremo esaurimento. Distingueva i suoi nipoti soltanto dal passo, soprattutto Caridad e Manolita. Il passo di Caridad le giungeva come quello di una creatura che portasse il proprio frutto e le pareva persino di sentire il profumo del frutto maturo.

E quello di Manolita leggero, come quello di un uccellino che non si sa se corra o voli rasentando la terra. «Quando entra» pensava la zia «sento il rumore di ali spiegate e quiete».

 

Ramón María del Valle-Inclán, Sonata d’autunno

Traduzione di Oreste Macrì

 

Povera Concetta!… Pur così dimagrita e così pallida, essa aveva ne’ suoi trasporti la nobile resistenza di una dea per il piacere. Quella notte la fiamma della passione ci avvolse per molto tempo, ora moribonda, ora frenetica, con la sua lingua d’oro. Udendo il canto degli uccelli nel giardino, mi addormentai nelle braccia di Concetta. Quando mi svegliai, essa stava sollevata sui guanciali, con tale espressione di dolore e di sofferenza, che mi sentii gelare. Povera Concetta! Nel vedermi aprire gli occhi, sorrise ancora. Accarezzandole le mani, le domandai:

«Che hai?».

«Non so. Credo di stare molto male.»

«Ma che hai?».

«Non so! Che vergogna se mi trovassero morta qui!».

Nell’udirla, provai il desiderio di trattenerla al mio fianco:

«Stai tremando, povero amore!».

E la strinsi tra le mie braccia. Essa socchiuse gli occhi: era il dolce svenimento delle sue palpebre quando voleva che io gliele baciassi! Poiché tremava tanto, volli infonderle il calore in tutto il corpo con le mie labbra, e la mia bocca percorse avidamente le sue braccia fino alla spalla, e depose un vezzo di rose al suo collo.

 

 

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