Juan Luis Arsuaga/Manuel Martín-Loeches, Il marchio indelebile

La teoria della selezione sessuale ha avuto un minor successo rispetto a quella della selezione naturale da quando Darwin la propose fino ai giorni nostri. Ma la selezione naturale o “sopravvivenza del più adatto” (espressione non coniata da Darwin ma da Herbert Spencer) aveva inquietanti risonanze politiche nell’Inghilterra vittoriana, e un lontano cugino di Darwin individuò le opportune ripercussioni sulla sua società e sul suo tempo.

Se la selezione naturale è la forza che ha plasmato l’essere umano e lo ha elevato sopra gli altri esseri viventi, sarebbe giusto rafforzare e potenziare questo “impulso ascendente” così che esso ci porti – come specie – ancora più in alto. In che modo? Favorendo la riproduzione dei più forti, dei più dotati per fisico e intelletto (inclusi coloro col più alto senso morale), invece di contrastare “l’azione benefattrice” della selezione naturale, dato che – come sembra stia avvenendo – permette che le persone deboli e cagionevoli, i corrotti dal vizio e gli ottusi si riproducano. Questa è l’idea basilare del movimento chiamato eugenetica fondato da sir Francis Galton Darwin.

Galton, tredici anni più giovane di Darwin, era anch’egli nipote del famoso Erasmus Darwin, ma da parte della sua seconda moglie. Fu un brillante scienziato che si distinse in diversi ambiti, come la statistica, la meteorologia, la geografia, l’antropologia, la genetica, la psicometria. L’uso delle impronte digitali per l’identificazione degli individui fu una sua idea, come anche i concetti di “correlazione” e “regressione”, nozioni molto usate in statistica. Il movimento eugenetico che creò Galton, basato secondo lui sul darwinismo e la “lotta per la sopravvivenza”, proseguì dopo la sua morte. Tuttavia è strano che la maggior parte dei biologi evoluzionistici smise di usare il concetto di selezione naturale del cugino Charles Darwin per spiegare l’origine delle specie.

(Traduzione di Serena Rossi)

 

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