Jane Austen e F. Scott Fitzgerald: tradurre narrativa

Testo 1 – Lady Susan di Jane Austen

Lady Susan Vernon a Mr Vernon

Langford, dicembre

 

Mio caro fratello,

non posso più rinunciare al piacere di approfittare del gentile invito che mi avete rivolto l’ultima volta che ci siamo lasciati, a trascorrere qualche settimana a Churchill, e quindi, se voi e Mrs Vernon non avete nulla in contrario a ricevermi subito, posso sperare di incontrare tra pochi giorni una cognata che da tanto tempo desidero conoscere. I miei gentili ospiti, qui, insistono affettuosamente perché prolunghi la permanenza, ma la loro natura allegra e socievole li porta a condurre una vita troppo mondana per la mia attuale situazione e per il mio stato d’animo, e aspetto con impazienza il momento in cui sarò accolta nella vostra bella dimora. Non vedo l’ora di conoscere i vostri cari, piccoli bambini, e conquistare subito un posto nel loro cuore. Avrò, così, occasione di usare tutta la mia forza d’animo, poiché sto per separarmi dalla mia stessa figlia. La lunga malattia del suo caro padre mi ha impedito di dedicarle le attenzioni che il dovere e l’amore avrebbero richiesto, e ho fin troppi motivi di credere che la governante, alle cui cure l’avevo affidata, non sia stata all’altezza del suo compito. Ho deciso, dunque, di iscriverla presso una delle migliori scuole private di Londra, dove potrò accompagnarla personalmente, venendo da voi. Come vedete, sono più che determinata a non farmi negare l’ospitalità a Churchill. E sarebbe per me un grande dispiacere sapere che non siete in condizioni di ricevermi.

La vostra grata e affezionatissima sorella

Susan Vernon

(Traduzione di Daniela Paladini)

Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte

Testo 2 – Tenera è la notte, di F. S. Fitzgerald

Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante. Recentemente è diventato un ritrovo estivo di gente importante e alla moda; dieci anni fa, quando in aprile la clientela inglese andava verso il Nord era quasi deserto. Ora molte villette vi si raggruppano intorno; ma quando questa storia incomincia, soltanto i tetti di una dozzina di vecchie ville marcivano come ninfee in mezzo ai pini ammassati tra l’Hotel des Étrangers di Gausse e Cannes, cinque miglia più in là.

L’albergo e quel luminoso pezzetto di stuoia che era la spiaggia, erano una cosa sola. La mattina presto l’immagine lontana di Cannes, il rosa e crema delle vecchie fortificazioni, le Alpi purpuree che cingevano l’Italia, venivano gettate nell’acqua e giacevano tremolanti nei gorghi e negli anelli spinti alla superficie dalle piante marine attraverso la limpida acqua bassa. Prima delle otto un uomo scendeva sulla spiaggia in un accappatoio azzurro, e dopo molte applicazioni preliminari di acqua fredda sul corpo, e molti brontolii e molti sospiri, si agitava un minuto in mare. Quando se ne era andato, spiaggia e baia restavano in pace per un’ora. Qualche mercantile arrancava verso occidente sull’orizzonte; i fattorini dell’autobus gridavano nel cortile dell’albergo; la rugiada asciugava sui pini. Un’ora dopo, le trombe delle macchine incominciavano a suonare dalla strada tortuosa che costeggiava la bassa catena dei Maures, che divide il litorale della vera e propria Francia provenzale.

(Traduzione di Fernanda Pivano)

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