Controcorrente, di Huysmans

IMG-20150814-WA0005Dovevano passare più di due mesi prima che Des Esseintes potesse immergersi nel silenzio e nella quiete della sua casa di Fontenay; più di due mesi che consumò ad andare su e giù per Parigi, a battere da un capo all’altro la città, in acquisti di ogni genere.

Eppure non si poteva dire che non avesse preso le sue misure; a quante elucubrazioni non s’era abbandonato prima di affidare l’alloggio ai tappezzieri che glielo arredassero!

Egli conosceva per lunga esperienza i colori che non mentiscono all’attesa e quelli che la eludono.

Un tempo, quando riceveva donne in casa, s’era fatto fare un’alcova dove, tra mobiletti intagliati nel pallido legno del laurocanfora del Giappone, sotto una specie di padiglione rosa di raso indiano, le carni si coloravano dolcemente alla luce ammaestrata che setacciava la stoffa. Quella stanza dove specchi si facevano riscontro e si rimandavano a perdita d’occhi sfilze di alcove color rosa, era stata celebre nel mondo delle sue frequentatrici; le quali prendevano gusto a immergere la loro nudità in quel bagno di tiepido incarnato che profumava l’odor di menta sprigionato dal legno del mobilio.

Ma a parte i vantaggi di quell’aria truccata che si sarebbe detto facesse scorrere nuovo sangue sotto le pelli appassite e sciupate dall’uso dei lisci e dall’abuso delle notti, egli gustava per proprio conto, in quell’ambiente pieno di languore, gioie sue, piaceri che acuiva e sino a un certo punto creava il ricordo dei mali passati, della amarezza d’un tempo.

(Traduzione di Camillo Sbarbaro)

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