Arturo Pérez Reverte, Il tango della vecchia guardia. Esercitazione finale dallo spagnolo

tango-pies

Il caffè fumoir del transatlantico metteva in comunicazione le coperte di prima classe di babordo e tribordo con quelle di poppa, e Max vi si diresse durante la pausa per la cena, sapendo che a quell’ora sarebbe stato quasi vuoto. Il cameriere di turno gli servì un caffè nero e doppio in una tazza con lo stemma di Hamburg-Südamerikanische. Dopo essersi allentato un po’ la cravatta bianca e il collo inamidato, fumò una sigaretta accanto al finestrone dal quale, tra i riflessi delle luci interne, si indovinava la notte là fuori, con la luce che inondava la piattaforma di poppa. A poco a poco, mentre la sala da pranzo si svuotava, cominciarono ad arrivare passeggeri che occuparono i tavoli; così Max si alzò e uscì. Sulla porta, si scostò per lasciare il passaggio a un gruppo maschile con i sigari in mano, tra i quali riconobbe Armando de Troeye. Il compositore non era in compagnia della moglie, e mentre camminava per la coperta di tribordo verso la sala da ballo Max la cercò fra i capannelli di uomini e donne, avvolti in cappotti, impermeabili e scialli, che prendevano il fresco e contemplavano il mare. La serata era gradevole, ma l’Atlantico iniziava a incresparsi per una mareggiata per la prima volta da quando erano salpati da Lisbona; e anche se il Cap Polonio era dotato di moderni sistemi di stabilizzazione, il dondolio provocava commenti inquieti. Per il resto della serata, la sala da ballo fu poco frequentata, e molti tavoli rimasero vuoti, incluso quello abituale dei De Troeye. Iniziavano i primi mal di mare e il programma musicale fu breve. Max ebbe poco lavoro; a stento un paio di valzer, e poté ritirarsi presto.

S’incrociarono accanto all’ascensore, rilessi nei grandi specchi della scala principale, mentre lui stava per scendere nella sua cabina, nella coperta di seconda classe. Lei aveva indossato una mantellina di pelliccia di volpe grigia, teneva in mano una piccola borsa di lamé, era sola e si dirigeva verso una delle coperte; e Max ammirò, con una rapida occhiata, la sicurezza con cui camminava sui tacchi malgrado il dondolio, perché con il mare grosso perfino il pavimento di una nave grande come quella acquistava una scomoda qualità tridimensionale. Tornando indietro, il ballerino mondano aprì la porta che dava all’esterno e la tenne aperta finché la donna non la superò. Lei gli rivolse un secco «grazie» mentre oltrepassava la soglia, Max chinò il capo, chiuse la porta e ritornò indietro lungo il corridoio per otto o dieci passi. L’ultimo lo fece lentamente, pensieroso, prima di fermarsi. Che diavolo, si disse. Non ci perdo nulla a tentare, concluse. Con le opportune cautele.

(Traduzione di Bruno Arpaia)

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: