Hard Times, di Charles Dickens: l’auto-revisione

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Alla combriccola di Gradgrind serviva aiuto per tagliare la gola alle Grazie. Cercavano nuove reclute; e dove potevano sperar di trovarle se non tra i veri gentiluomini, i quali, avendo scoperto che non c’è nulla che valga la pena, erano pronti a far qualunque cosa con pari indifferenza? Come se non bastasse, i sani spiriti che avevano attinto a sì sublimi altezze di indifferenza erano molto invidiati dai fedeli di Gradgrind. Costoro amavano i gentiluomini raffinati ed eleganti: fingevano il contrario, ma non era vero. Si sfinivano nello sforzo di imitarli; mentre parlavano, saltavano da un argomento all’altro, proprio come i loro modelli; ammannivano, con aria spossata, ammuffite nozioncine di economia politica che deliziavano i loro discepoli. Mai prima si era vista al mondo una così incredibile razza ibrida. Fra i vari gentiluomini, tutti raffinati ed eleganti, che non frequentavano abitualmente la scuola di Gradgrind, ce n’era uno di buona famiglia, di maniere garbate, con uno spiccato senso dell’umorismo. Il nostro gentiluomo si era perfino meritato una volta il fervido applauso della Camera dei Comuni per aver intrattenuto gli onorevoli deputati esponendo loro il proprio punto di vista (che coincideva con quello della direzione generale delle ferrovie) a proposito di un incidente, nel quale i più accorti e attenti tecnici mai visti, assunti dai dirigenti più lungimiranti e liberali mai conosciuti, coadiuvati dai più efficienti congegni meccanici mai escogitati – il tutto all’opera sul miglior tratto ferroviario mai costruito – avevano ucciso cinque persone e ferito altre trentadue a causa di una circostanza fortuita, senza la quale l’eccellenza stessa dell’intero sistema sarebbe risultata imperfetta. Fra le vittime c’era una mucca e, fra gli oggetti dispersi non reclamati da nessun superstite, c’era una cuffietta vedovile.

(Traduttore non indicato)

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