Temple Grandin, Pensare in immagini

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Io penso in immagini. Le parole sono come una seconda lingua per me. Io traduco le parole, sia pronunciate che scritte, in filmati a colori, completi di suono, che scorrono come una videocassetta nella mia mente. Quando qualcuno mi parla, traduco immediatamente le sue parole in immagini. Le persone che pensano su base linguistica spesso trovano difficile capire questo fenomeno, ma nel mio lavoro di progettista di attrezzature per l’industria dell’allevamento, il pensiero visivo è un vantaggio enorme.

Il pensiero visivo mi ha permesso di costruire interi sistemi nella mia immaginazione. Nel corso della mia carriera ho progettato ogni genere di attrezzatura, dai recinti per gestire il bestiame negli allevamenti fino ai sistemi per trattare bovini e suini durante le procedure veterinarie e la macellazione. Ho lavorato per molte delle principali aziende di allevamento. Infatti, un terzo dei bovini e dei suini negli Stati Uniti passa attraverso strutture che ho progettato io. Alcune delle persone per le quali ho lavorato non sanno nemmeno che le loro strutture sono state progettate da una persona con autismo. La mia capacità di pensare visivamente è per me molto preziosa e non vorrei mai perderla.

Uno dei più grandi misteri dell’autismo è la straordinaria capacità della maggior parte delle persone autistiche di eccellere nelle abilità visuospaziali, fornendo invece prestazioni estremamente scadenti nelle abilità verbali. Quando ero bambina, e poi anche da adolescente, credevo che tutti pensassero in immagini. Non avevo idea del fatto che i miei processi di pensiero fossero diversi. Infatti, non mi resi conto pienamente dell’entità di queste differenze fino a poco tempo fa. Alle conferenze e al lavoro, iniziai a fare alle altre persone domande molto specifiche su come accedevano alle informazioni nella loro memoria. Dalle loro risposte appresi che le mie abilità di visualizzazione sono di gran lunga superiori a quelle della maggior parte delle persone.

Attribuisco alle mie capacità di visualizzazione il merito di avermi aiutata a capire gli animali con i quali lavoro. All’inizio della mia carriera usavo una macchina fotografica per aiutarmi ad acquisire il punto di vista degli animali mentre attraversavano uno stretto passaggio per il trattamento veterinario. Mi inginocchiavo e scattavo le fotografie attraverso il passaggio posizionando la macchina all’altezza degli occhi di una mucca. Utilizzando le fotografie, ero in grado di individuare cosa spaventava il bestiame, come le ombre o i punti di luce solare intensa.

(Traduzione di C. Calovi)

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