Risvegli, di Oliver Sacks

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La signorina D., l’ultima e la più intelligente di quattro fratelli, è nata a New York nel 1904. Frequentava il liceo con ottimi risultati, allorché, quindicenne, fu colpita da un grave attacco di encefalite letargica del tipo ipercinetico, piuttosto raro. Nei sei mesi di malattia acuta, soffrì di insonnia ribelle (restava sveglia fino alle quattro del mattino, e poi riusciva a dormire al massimo per due o tre ore), marcata irrequietezza (era tremante, distraibile e ipercinetica durante le ore di veglia, e durante il sonno seguitava ad agitarsi e rivoltarsi nel letto) e impulsività (improvvisi stimoli interiori a compiere azioni che le sembravano senza senso, stimoli che quasi sempre, con uno sforzo cosciente, riusciva a reprimere). La sindrome acuta fu giudicata «nevrotica», benché i fatti dicessero che in precedenza la malata aveva avuto una personalità ben integrata e un’armoniosa vita familiare.

Entro la fine del 1919, irrequietezza e disturbi del ritmo regredirono in maniera sufficiente perché essa potesse riprendere e portare a termine la scuola, ma seguitarono ad affliggerla, in forma più lieve, per altri due anni. Poco dopo la fine della malattia acuta, incominciò a soffrire di «attacchi di affanno», che in un primo tempo si presentavano due o tre volte alla settimana, in apparenza spontaneamente, e duravano molte ore; in seguito gli attacchi si fecero più radi, più brevi e più leggeri, nonché più chiaramente periodici (di solito si verificavano il venerdì) o collegati alle circostanze (tendevano a scatenarsi soprattutto quando era presa dall’ira e da un senso di frustrazione).

(Traduzione di Andrea Salmaggi)

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