Tarzan delle scimmie e Un’istituzione italiana

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Testo 1 tratto da: Tarzan delle scimmie, di Burroughs

Questa strana storia mi è stata raccontata da una persona che non aveva il diritto di raccontarla né a me, né a nessun altro. Per spiegarla, sarà meglio che io menzioni fin d’ora l’influenza positiva esercitata da un vino d’annata sul narratore, e il mio incredulo scetticismo nei giorni che seguirono.

Nel momento in cui il mio ospite conviviale si rese conto di quanta parte della storia mi aveva raccontato e comprese che nonostante ciò ero rimasto piuttosto dubbioso, uno sciocco senso di orgoglio prese il sopravvento e lui si assunse il compito che il vino d’annata aveva intrapreso; fu così che disseppellì le prove scritte, ossia un vecchio manoscritto e alcuni laconici rapporti dell’Ufficio per gli Affari Coloniali, che avallavano molti dei punti più importanti della sua straordinaria storia.

Io non la considero vera. Infatti, non ho assistito agli eventi descritti. Ma il fatto che abbia dato dei nomi fittizi ai personaggi principali costituisce una prova sufficiente della mia personale convinzione: e cioè che questa storia potrebbe essere vera.

Le pagine ingiallite dalla muffa del diario di un uomo morto da lungo tempo e i rapporti dell’Ufficio per gli Affari Coloniali concordano perfettamente con quanto mi ha raccontato il mio loquace ospite. Posso quindi raccontarvi la storia che con gran pazienza ho ricostruito da queste diverse fonti.

Se non la troverete degna di credito, sarete certo d’accordo con me nel considerarla unica, notevole e molto interessante.

Dai documenti dell’Ufficio per gli Affari Coloniali e dal diario del morto, apprendiamo che un certo gentiluomo inglese, che chiameremo con il nome di John Clayton, Lord Greystoke, era stato incaricato di compiere una delicata inchiesta circa una colonia inglese della costa occidentale africana. Si sapeva infatti che un’altra potenza europea stava reclutando truppe tra gli ingenui abitanti del luogo per rinforzare il proprio esercito indigeno, utilizzato unicamente per la raccolta forzata di gomma e avorio presso le selvagge tribù lungo i fiumi Congo e Aruwimi.

(Traduzione di Gianni Pilo)

 

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Testo 2 tratto da: Un’istituzione italiana, di Elizabeth Gaskell

Quando il viaggiatore, solo pochi anni fa, arrivava a Napoli dal mare, era colpito dal fatto che, appena consegnava al barcaiolo il dovuto, un uomo appariva improvvisamente, e assisteva all’accomodamento, e poi, dopo averne preso una parte, se ne andava senza dire una parola. La stessa cerimonia, con una persona diversa a fare d’attore, si verificava quando il viaggiatore saldava la tariffa del taxi per arrivare all’hotel, e quando pagava il portiere che prendeva il suo bagaglio; e, senza dubbio, se fosse stato in grado di vederlo, avrebbe riconosciuto un’industria simile all’opera quando avesse saldato il conto della sua camera. Il “servitore di piazza”, che lo accompagnava all’Opera, era accolto da una di queste figure misteriose. Persino il venditore itinerante d’arance o il produttore di bevande fresche a Chiaia, tutti ricevevano visita, tutti erano ugualmente soggetti a questa strana supervisione. Se, tentato dalla naturale curiosità su tale tema, lo straniero avesse chiesto una spiegazione, gli si sarebbe detto, sottintendendo che un ulteriore chiarimento sarebbe stato meglio evitarlo, “La Camorra”.

Che cosa significa Camorra? Etimologicamente, non è facile da dire. La parola sembrerebbe esser di origine spagnola; come la pratica di cui si fa memoria – gli ammiratori dell’Italia stenteranno a crederci –, essa stessa derivata dalla Spagna. Si tratta, per usare la più semplice delle spiegazioni, di un sistema di posta illegale, così esteso e organizzato che si applica a ogni strada della vita, e a ogni industria umana. Dal commerciante benestante con i suoi argosies sul mare, al più umile “facchino” sul Molo – tutti sono sue vittime. Dal ministro nel gabinetto, o il professore alla cattedra, fino a chi chiede l’elemosina davanti alla chiesa, e perfino il galeotto che si muove in catene mentre lavora duramente – tutti pagano la loro quota in questa estorsione iniqua, e tutti riconoscono nella sua inflizione l’esistenza di un sistema che nessun governo borbonico mai ancora ha avuto il coraggio di affrontare; e riguardo al successo nel gestirlo, visti gli attuali governanti del Sud Italia, sono molto lontana dall’esserne fiduciosa.

(Traduzione di Rossella Monaco)

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