Gli anni e Il tulipano nero

alida-valli

Testo 1 tratto da: Gli anni di Annie Ernaux

Tutte le immagini scompariranno.

la donna accovacciata che, in pieno giorno, urinava dietro la baracca di un bar al margine delle rovine di Yvetot, dopo la guerra, si risistemava le mutande con la gonna ancora sollevata e se ne tornava nel caffè

il volto pieno di lacrime di Alida Valli mentre ballava con George Wilson nel film L’inverno ti farà tornare

l’uomo incrociato su un marciapiede di Padova nell’estate del ’90, con delle manine attaccate alle spalle che subito facevano pensare alla talidomide prescritta trent’anni prima alle donne incinte contro le nausee e allo stesso tempo alla barzelletta che si era raccontata in seguito: una futura madre lavora ai ferri il corredo per il neonato ingerendo con regolarità della talidomide, un giro di maglia una compressa. Inorridendo un’amica le dice, ma come, non lo sai che il tuo bambino rischia di nascere senza braccia?, e lei, certo che lo so, è che non so fare le maniche (…)

quella donna maestosa affetta da Alzheimer, con lo stesso camice a fiori delle altre degenti ma con uno scialle azzurro a coprirle le spalle, che percorreva solenne i corridoi della casa di riposo, senza mai fermarsi, altezzosa, come la duchessa di Guermantes al Bois de Boulogne, e che faceva pensare a Céleste Albaret quando aveva partecipato a una trasmissione di Bernard Pivot (…)

le mummie dai merletti sbrindellati che incombevano dai muri del convento dei Cappuccini di Palermo (…)

lo sconosciuto su un treno fermo alla stazione Termini di Roma che, dopo aver abbassato per metà la tendina del suo scompartimento di prima classe, nascosto dalla vita in su, di profilo, si manipolava il sesso per farsi vedere dalle giovani viaggiatrici del treno fermo al binario di fronte, appoggiate coi gomiti ai finestrini

(Traduzione di Lorenzo Flabbi)

laia

Testo 2 tratto da: Il tulipano nero di A. Dumas

Il 20 agosto 1672, L’Aia, quella città così chiara, così piena di vita e così allegra che ogni giorno si direbbe sia domenica; l’Aia, con il suo parco ombroso, gli alti alberi che si curvano verso le case gotiche, i canali che, simili a larghi specchi, riflettono i campanili dalle cuspidi di gusto quasi orientali; il 20 agosto 1672, dunque, la capitale delle Sette Province Unite si trovò letteralmente invasa da una marea rossa e nera di cittadini trafelati, ansiosi, eccitati, che correvano frettolosi, il coltello alla cintura, lo schioppo in spalla e il bastone stretto in pugno verso il Buitenhof, l’imponente prigione dove ancora oggi si possono vedere le finestre munite di inferriate e dove, dopo l’accusa di tentato omicidio che gli era stata mossa dal chirurgo Tyckelaer, si consumava in una cella Cornelius de Witt, fratello dell’ex Gran Pensionario d’Olanda.

Se le vicende di quel periodo storico , e in particolare dell’anno a metà del quale abbiamo iniziato il nostro racconto, non fossero così strettamente intrecciate ai due nomi che abbiamo appena citato, le poche righe di spiegazione che ora forniremo potrebbero apparire una digressione pleonastica; ma vogliamo subito avvisare il lettore, vecchio amico al quale fin dalla prima pagina promettiamo sempre divertimento (promessa che poi, bene o male, riusciamo a mantenere anche nelle pagine seguenti); vogliamo insomma avvisare il lettore che quanto stiamo per dire a mo’ di chiarimento è necessario sia per l’esatta interpretazione della nostra storia, sia per comprendere bene gli importanti avvenimenti politici nei quali questa storia deve essere inquadrata.

(Traduzione di Riccardo Reim)

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