Il buio oltre la siepe e In cammino verso il Wachusett: la letteratura americana degli spazi aperti

1Testo 1 tratto da To kill a mockingbird di Harper Lee

Jem, mio fratello, aveva quasi tredici anni all’epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a palla ovale, Jem non ci pensò quasi più. Il braccio sinistro gli era rimasto un po’ più corto del destro; in piedi o camminando, il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla: gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere il pallone al volo.

Poi, quando di anni ne furon trascorsi tanti da poterli ormai ricordare e raccontare, ogni tanto si discuteva di come erano andate le cose, quella volta. Secondo me tutto cominciò a causa degli Ewell, ma Jem, che ha quattro anni più di me, diceva che bisognava risalir molto più indietro, e precisamente all’estate in cui capitò da noi Dill e per primo ci diede l’idea di far uscire di casa Boo Radley.

Ma allora, ribattevo io, se si voleva proprio risalire alle origini, perché non dire che la colpa era di Andrew Jackson? Se il generale Jackson non avesse incalzato gli indiani creek lungo il ruscello, Simon Finch non avrebbe risalito l’Alabama con la sua piroga, e dove saremmo noi, a quest’ora? Eravamo troppo grandi, oramai, per risolvere la controversia a botte; consultammo nostro padre Atticus, e lui disse che avevamo ragione tutti e due.

(Traduzione di Amalia D’Agostino Schanzer)

2Testo 2 tratto da A walk to Wachusett di H. D. Thoreau

D’estate e d’inverno avevamo riposato gli occhi sul tenue profilo delle montagne all’orizzonte, la distanza e l’evanescenza conferivano loro una grandiosità che, in verità, non avevano, affinché sapessero interpretare in egual misura i riferimenti di poeti e viaggiatori; che fosse Omero, in una mattina di primavera, a farci compagnia sulle molte cime dell’Olimpo, o che vagassimo con Virgilio e i suoi pari per le colline etrusche e tessaliche, o con Humboldt misurassimo le più moderne Ande o il Teneriffe. Così parlammo loro con franchezza, sulle rupi di Concord.

Con forza di frontiera voi resistete,

con gran soddisfazione in circolo vi disponete,

Silenzio tumultuoso al suono opponete,

Voi vivaio remoto di rivi

del Monadnock, e di Peterborough i declivi;

come un’ingente armata

che naviga tra una pioggia e una nevicata,

nel freddo dell’inverno e nell’estate infuocata

resistendo ancor nella vostra grandiosa impresa

fino a trovar una riva nell’azzurra distesa;

non costeggiate il litorale

con un carico illegale.

[…]

Alla fine, come Rasselas, e gli altri abitanti delle valli felici, decidemmo di scalare il muro blu che limitava l’orizzonte occidentale, ma non senza apprensione, ché da allora in poi non sarebbe più esistito per noi alcun paese incantato.

Non salteremo subito alla fine del nostro viaggio sebbene prossima, ma imiteremo Omero, che conduce il lettore attraverso la pianura e per il mare tonante, fosse solo per giungere nella tenda di Achille. Negli spazi del pensiero si trovano le distese di terra e acqua da cui gli uomini vanno e vengono. Qui il paesaggio si estende distante e sereno, e il pensatore più profondo è il più estremo viaggiatore.

(Traduzione di Rossella Monaco)

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