Intervista a Giulia Zavagna: “Letture, letture e ancora letture”

Intervista a Giulia Zavagna, redattrice di edizioni SUR e traduttrice

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Buongiorno, Giulia, grazie di aver accettato l’intervista. Da quanto tempo lavori alle edizioni SUR? Qual è il tuo compito? In cosa consiste nello specifico il tuo lavoro?

Grazie a voi e complimenti per il blog. Collaboro con edizioni SUR da diversi anni, prima come traduttrice e redattrice freelance, e da circa un anno e mezzo mi occupo a tempo pieno della redazione. In una casa editrice piccola come SUR nella quasi totalità dei casi il lavoro redazionale si svolge internamente, io seguo quindi tutte le fasi di lavoro sul testo: revisione delle traduzioni (quando non traduco), impaginazione, correzione di bozze (quando non rivedo io il testo). Oltre a questo, gestisco i rapporti con i vari collaboratori – i traduttori, lo studio grafico, la tipografia –, curo il blog della casa editrice insieme a Raul Schenardi e la comunicazione sui social. Al lavoro quotidiano si affianca poi il lavoro di editor: insieme all’editore mi occupo di leggere e valutare le proposte di agenti, autori e traduttori.

Quali sono gli errori più frequenti che trovi nelle traduzioni altrui?

Ho la fortuna di collaborare con professionisti seri ed esperti, quindi è piuttosto difficile imbattersi in veri e propri errori: ogni testo è differente e pone problemi diversi, quindi non mi sento di generalizzare. Senz’altro alcuni degli aspetti sui quali mi capita di lavorare di più, al netto delle specificità di ogni testo, sono la verosimiglianza dei registri linguistici, soprattutto in caso di dialoghi o brani particolarmente colloquiali, le ripetizioni, che l’italiano tollera meno dell’inglese ma anche dello spagnolo, e i calchi.

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Come ti relazioni con i traduttori? Quale consiglio daresti al traduttore che si trova a lavorare con un revisore del suo testo? E al revisore?

Il lavoro di revisione prevede una doppia fedeltà: all’autore, ma anche al traduttore. So bene quanto lavoro ci sia dietro a ogni traduzione che mi viene consegnata, quindi cerco di motivare al meglio ogni mio appunto: utilizzo sempre lo strumento Revisioni di Word, che mi permette di rendere visibile ogni intervento, anche minimo, e dà la possibilità al traduttore – che ha sempre l’ultima parola sul testo – di accettare o rifiutare ogni singola modifica. A questo, a volte aggiungo dei commenti e qualche riga di riepilogo sul lavoro svolto, prima di rimandarlo al traduttore. Quando ce n’è l’occasione, rivedo gli ultimi dettagli parlandone al telefono con il traduttore, che dopo aver approvato la revisione riceve anche le bozze impaginate del testo.

L’unico consiglio che mi sento di poter dare, soprattutto a traduttori giovani o inesperti, è di non considerare la revisione come un male necessario, ma anzi, come un momento di scambio e crescita: quattro occhi generalmente vedono meglio di due, e il lavoro di due persone sullo stesso problema non potrà che dare risultati migliori.

Oltre a rivedere le traduzioni degli altri, sei tu stessa traduttrice. C’è un punto in comune tra i due punti di vista? Come il primo influenza l’altro?

Credo di avere in parte già risposto: senz’altro il lavoro di traduzione e revisione sono strettamente legati, anche se non sempre i revisori sono anche traduttori, e conosco molti traduttori che non fanno revisioni. Dal mio punto di vista, stare da entrambi i lati della barricata, se così la vogliamo chiamare, non può che essere un arricchimento professionale continuo. In quanto traduttrice, vedo la revisione come un’occasione di formazione, e anzi dubito quando nei miei testi il revisore tocca poco o niente. Quando rivedo, faccio tesoro di questa esperienza e cerco di comportarmi come il revisore ideale che io stessa vorrei avere.

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Come valuti una proposta di traduzione per il catalogo di SUR?

Riceviamo molte proposte di traduzione, e uno dei problemi che riscontro quotidianamente è di non avere sempre il tempo di vagliarle tutte. In generale, da un traduttore che ci propone un testo mi aspetto soprattutto una buona conoscenza del catalogo della casa editrice e una scheda ben fatta, magari completa di una breve prova di traduzione.

I criteri secondo i quali un libro entra a far parte del catalogo di SUR sono vari, e frutto di più letture, diversi pareri e animate riunioni: pubblichiamo pochi titoli all’anno, e dedichiamo a ognuno uguale cura. L’idea è che i nostri libri non durino un paio di mesi sugli scaffali delle librerie, ma siano fatti per restare, per questo la nostra ricerca è volta sia al recupero di autori classici dimenticati o mai tradotti, sia alla scoperta di voci nuove, e difficilmente pubblichiamo un solo testo di ogni autore. Di solito ci prendiamo il tempo di fare più letture e discutere insieme di ogni titolo.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Difficile scegliere, amo il lavoro sul testo e l’attenzione che va dedicata a ogni nuova lettura. Il momento più bello, poi, continua a essere l’arrivo delle novità dalla tipografia.

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Cosa meno?

Del lavoro in redazione l’aspetto a cui ho fatto più fatica ad abituarmi, e che ancora mi tormenta, sono i tempi serratissimi in cui spesso ci ritroviamo a lavorare. Per quanto ci si diano scadenze ampie, c’è sempre un anello della catena che accumula inevitabilmente ritardo, condizionando tutte le fasi successive.

Come ti aggiorni?

Letture, letture e ancora letture. Di testi in lingua e in italiano, di traduzioni, di moltissime riviste letterarie, soprattutto straniere. E poi ci sono le fiere, momenti importantissimi di scambio – con i colleghi e con i lettori –, e il lavoro quotidiano: il confronto con i colleghi italiani e stranieri è quanto di più produttivo ci sia. Anzi, si parlava di cosa più mi piace del mio lavoro, ecco, senz’altro anche questo.

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Su cosa stai lavorando? Puoi darci qualche anticipazione?

Al momento in redazione sto lavorando su due revisioni, entrambe di libri tradotti da Raul Schenardi: alcuni racconti dell’argentino Roberto Arlt, e la raccolta Il principio del piacere del messicano José Emilio Pacheco, in uscita a settembre.

Quanto alle traduzioni, ho appena concluso il terzo volume dell’epistolario di Cortázar, che uscirà a novembre, e a breve mi dedicherò a un romanzo dell’autore boliviano Rodrigo Hasbún, una recente acquisizione di SUR, in uscita nel 2016.

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