Da Marcos Vargas Llosa: L’invenzione di una realtà di José Miguel Oviedo

Confrontate la vostra traduzione del brano proposto per la lezione 5, classe spagnolo!

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I capi (1959) è il primo libro tipico di uno scrittore che tasta il terreno: una somma instabile di virtù e imperizie; pochi contenuti che catturano il nostro entusiasmo, ma molto degni di attenzione, e perfino alcune pagine impeccabili. In generale, il libro suscita oggi anche un interesse archeologico, retrospettivo; permette di indagare gli anni formativi dell’autore per apprezzare il punto di appoggio che gli ha permesso di fare il salto fino a La città e i cani. L’autore ha dichiarato che il libro è grezzo, eccessivamente elementare, ma ha anche fornito una spiegazione molto utile per giudicare questi racconti primigeni: “Credo che tutti i miei racconti, a partire da questo, siano tentativi frustrati di novelle”. Ciò conferma l’impressione del lettore: che alcuni di questi racconti siano nati come un abbozzo che voleva trasformarsi in novella e si sono invece rassegnati a rimanere racconti. Ad ogni modo, si può considerare quest’opera come un banco di prova, con anteprime nitide, occasionali esplorazioni tecniche e punti morti.

Il libro mostra un Vargas Llosa che porta a termine con impegno il suo apprendimento della realtà oggettiva, il riconoscimento del mezzo fisico e sociale nel quale va a creare. Non ci sono dubbi sulla sua vocazione realista e sulla sua volontà di dare testimonianza di un contorno nazionale ben definito. I capi è il tributo che l’autore paga alla narrativa urbana del suo paese, questo acerbo germoglio neonaturalista che allora raggiunse il suo apice. Non tutti i racconti de Los jefes si possono standardizzare come “urbani”, ma tutti riflettono questa attitudine verista e persuasiva del momento: la finzione partecipa a un po’ della cronaca e il reportage all’attualità.

(Traduzione di Serena Rossi)

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