Luis Sepúlveda, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

lagabbianella01 “Mi dispiace molto lasciarti solo” disse il bambino accarezzando il dorso del gatto nero grande e grosso. Poi continuò a preparare lo zaino. Prendeva una cassetta del gruppo Pur, uno dei suoi preferiti, la infilava dentro, esitava, la tirava fuori, e non sapeva se rimetterla nello zaino o se lasciarla sul comodino. Era difficile decidere cosa portarsi via per le vacanze e cosa lasciare a casa. Il gatto nero grande e grosso lo guardava attentamente, seduto sul davanzale della finestra, il suo posto preferito. “Ho preso la maschera subacquea? Zorba, hai visto la mia maschera subacquea? No. Non la conosci perché a te non piace l’acqua. Non sai cosa ti perdi. Nuotare è uno degli sport più divertenti. Un po’ di croccantini?” gli offrì il bambino prendendo la scatola. Gliene servì una porzione più che generosa, e il gatto nero grande e grosso iniziò a masticare lentamente, per gustarli bene. Che biscottini deliziosi, croccanti, al sapore di pesce! “È un ragazzo fantastico” pensò il gatto con la bocca piena. “Altro che fantastico. È il migliore!” si corresse mentre ingoiava. Zorba, il gatto nero grande e grosso, aveva degli ottimi motivi per pensarla così di quel bambino che spendeva i soldi della sua paghetta in quei deliziosi croccantini, che teneva sempre pulita la lettiera dove lui faceva i suoi bisogni, e che lo istruiva parlandogli di cose importanti. Avevano l’abitudine di passare molte ore assieme sul balcone osservando l’incessante traffico del porto di Amburgo, e lì, per esempio, il bambino gli diceva: “Vedi quella nave, Zorba? Sai da dove viene? Be’, viene dalla Liberia, che è un paese africano molto interessante perché è stato fondato da persone che una volta erano schiave. Quando sarò grande, diventerò il capitano di un grosso veliero e andrò in Liberia. E tu verrai con me, Zorba. Sarai un buon gatto di mare. Ne sono sicuro”. Come tutti i ragazzi di porto, anche quel bambino sognava viaggi in paesi lontani. Il gatto nero grande e grosso lo ascoltava facendo le fusa, e si vedeva anche lui a bordo di un veliero che solcava i mari. Sì. Il gatto nero grande e grosso nutriva molto affetto per il bambino, e non aveva dimenticato che gli doveva la vita. Zorba aveva contratto quel debito il giorno stesso in cui aveva abbandonato la cesta che faceva da casa a lui e ai suoi sette fratelli. Il latte di sua madre era tiepido e dolce, ma Zorba voleva assaggiare una di quelle teste di pesce che la gente del mercato dava ai gatti adulti. Non che pensasse di mangiarla tutta lui, no, la sua idea era di trascinarla fino alla cesta e là miagolare ai fratelli: “Smettetela di succhiare la nostra povera mamma! Non vedete come è diventata magra? Mangiate il pesce, che è il cibo dei gatti del porto”. (Traduzione di Ilide Carmignani)

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