Arturo Pérez Reverte, La pelle del tamburo

Di seguito la traduzione del primo brano, seconda lezione. Buon lavoro!

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Il pirata informatico si infiltrò nel sistema centrale del Vaticano undici minuti prima di mezzanotte. Trentacinque secondi dopo, uno dei computer collegati alla rete principale dette l’allarme. Solo una spia luminosa intermittente sullo schermo segnalava l’inserimento automatico del controllo di sicurezza in seguito a un’intrusione esterna […]. Le incursioni erano frequenti, ma inoffensive. Di solito si limitavano al perimetro di sicurezza esterno, lasciando solo lievi tracce del loro passaggio: messaggi o piccoli virus. Ai pirati informatici, hackers in gergo tecnico, piaceva far sapere che erano stati lì […]. Solo una volta, negli ultimi due anni, si era verificata una situazione preoccupante, quando un pirata era riuscito a infiltrare un bug nella rete vaticana. I bugs erano files destinati a moltiplicarsi all’interno del sistema fino a bloccarlo […]. Sul monitor si scurirono le icone di alcuni files e se ne illuminarono altre. Cooey le guardò con attenzione, poi ne puntò una con il mouse e fece clic due volte.

(traduzione di Ilide Carmignani)

 

 

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