Anna Bolena, una questione di famiglia – di Hilary Mantel

Ecco una delle possibili traduzioni di Bring up the bodies di Hilary Mantel. Buon lavoro di confronto.

Anne Boleyn, 1533 portrait of the second wife of Henry VIII, ill-fated Queen of England beheaded in 1536. Image shot 1533. Exact date unknown.

Le sue figlie vengono giù dal cielo. Le osserva in sella al cavallo, ettari ed ettari di Inghilterra alle spalle, ed eccole che piombano giù, le ali dorate, lo sguardo iniettato di sangue. Grace Cromwell si libra in alto. Quando afferra la preda è silenziosa, e silenziosa gli plana sul pugno. I suoni che manda, però, il fremito delle penne e lo scricchiolio, l’incresparsi delle remiganti, il lieve clac clac della gola, sono di riconoscimento: familiare, filiale, quasi di rimprovero. Ha il petto striato di vermiglio e carne attaccata agli artigli.

Più tardi Enrico gli dirà: “Oggi le tue bambine hanno volato bene”. Il falco Anne Cromwell balza sul guanto di Rafe Sadler che, chiacchierando piacevolmente, cavalca vicino al re. Sono stanchi; il sole sta tramontando e loro tornano a Wolf Hall con le redini allentate. Domani usciranno sua moglie e le due sorelle. Queste donne, morte da tempo, le ossa seppellite nell’argilla di Londra, sono trasmigrate; senza peso, volano sulle correnti d’aria più alte. Vivono una vita semplice e guardando giù non vedono altro che la preda, e i cacciatori che s’adornano con le penne altrui: vedono un universo che frulla e trasale, pieno di cene e colazioni.

L’estate è stata tutta così, un’orgia di membra smembrate, di peli e di piume che svolazzano, di segugi lanciati all’inseguimento e radunati, di gentiluomini che prodigano coccole ai cavalli stanchi e di cure per contusioni, strappi, vesciche. E almeno un po’ il sole brilla su Enrico. Poco prima di mezzogiorno le nuvole si precipitano da ponente e la pioggia cade in grosse gocce profumate; il sole però rispunta infuocato e adesso il cielo è talmente limpido che si può dare una sbirciatina in paradiso e vedere cosa fanno i santi.

(traduzione di Giuseppina Oneto)

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