Precisione, Yiddish e giochi di parole

Ecco le traduzioni dei brani proposti per la lezione 10. Buon confronto!

Twain Mark - Wilson lo svitatosvegliaLa-casa-del-sonno-Coe

 

1) Mark Twain, Wilson lo svitato

(traduzione di Daniela Padoan)

Lo scenario di questa cronaca è la cittadina di Dawson’s Landing, sulla sponda del Mississippi del lato del Missouri, a mezza giornata di viaggio, in vaporetto, a sud di St. Louis.

Nel 1830 era un piccolo e accogliente agglomerato di case a uno o due piani, dalle facciate imbiancate a calce nascoste alla vista da grovigli rampicanti di rose, caprifogli e convolvoli. Ognuna di queste graziose casette aveva di fronte un giardino, recintato da una staccionata bianca e riccamente seminato a malvarose, calendule, sensitive, amaranti e altri fiori di vecchio stile; invece dai davanzali delle case occhieggiavano le cassette di legno delle rose borracine e i vasi di terracotta traboccanti di una varietà di geranio i cui fiori di un rosso intenso salivano fin sulle facciate accentuando il rosa degli altri fiori come una vampata di fuoco.

 

(traduzione di Giuseppina Feliciani)

Lo scenario di questa storia è la cittadina di Dawson’s Landing, sul versante Missouri del Mississipi, a mezza giornata di viaggio, con il battello a vapore, sotto St. Louis.

Nel 1830 era un insieme accogliente di abitazioni modeste a uno o due piani, le cui facciate imbiancate erano quasi nascoste alla vista da grovigli rampicanti di rose, caprifogli e campanule. Ciascuna di queste graziose case aveva un giardino davanti recintato con uno steccato bianco e abbondantemente assortito di malvarose, calendule, non ti scordar di me, corallini e altri fiori vecchio stile; mentre sui davanzali delle case vi erano cassettine di legno che contenevano piante di rosa muscosa e vasi di terracotta in cui cresceva una varietà di geranio la cui fioritura di un rosso intenso accentuava il predominante colore rosato della facciata rivestita di rose come un’esplosione di fuoco.

 

 

2) Jonathan Ames, Sveglia, Sir!

(traduzione di Sara Caraffini)

Benché non fosse un ebreo ortodosso, indossava la tenuta da davenante ufficiale: sulle spalle aveva il bianco tallith di seta con strisce azzurre e frange, mentre al braccio sinistro e sulla fronte portava i tefillin – gli astucci con stringhe di pelle preferiti dagli ebrei per le preghiere mattutine. Tali astucci, al pari della mezuzah1, contengono le Shema, ovvero le istruzioni impartite da Dio a Mosè che si trovano nel Deuteronomio. Uno dei precetti perduti, stando alle tradizioni ebraiche, è: «Non uscire con i capelli bagnati!». Per fortuna, quest’importante monito di carattere sanitario viene tramandato oralmente da migliaia di anni.

1 Astuccio contenente una pergamena arrotolata e fissato allo stipite della porta come prescrive la legge ebraica (N.d.T.)

 

3) Jonathan Coe, La casa del sonno

(traduzione di Domenico Scarpa)

Il caso di Sarah T., ovvero: occhio per occh’io

«Che cosa, infatti, mi aveva risposto Sarah quando le avevo chiesto precisamente in che modo avesse aggredito il coniuge infedele? “Non gli ho lasciato niente d’intero: manco le palle”, così aveva detto. […] In quel frangente Sarah stava articolando il suo desiderio del fallo. Adoperando la parola “manco”, non alludeva alla ferocia indiscriminata del suo assalto ma mi diceva, in prima persona singolare: “io manco”, cioè “io sono priva di, io ho bisogno, io bramo, io desidero”. E parlando di “palle” non voleva significare “i testicoli”, non si riferiva agli organi riproduttivi del marito straziati e maciullati per sua mano: voleva significare le palle degli occhi, i bulbi oculari suoi personali».

 

(traduzione di Marco D’Andrea)

Il caso di Sarah T., ossia Occhio per occhIo.

«D’altronde, cos’è che mi disse Sarah quando le chiesi in che modo avesse aggredito il marito infedele? “Una ginocchiata nelle palle”, mi disse. […] In realtà in quel momento lei stava articolando il suo desiderio del fallo. Utilizzando le parole “Una ginocchiata”, non intendeva dire “L’ho aggredito con il mio ginocchio”, ma “Sono inginocchiata ai suoi piedi, lo voglio, lo desidero”. E quando parlava di “palle”, non intendeva i testicoli, non si riferiva ai genitali pestati e contusi di suo marito, si riferiva alle palle dei propri occhi […] »

 

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