António López, The Memory of God in a Technological Culture

Le frasi di questo testo non hanno una costruzione tipicamente “anglosassone”, infatti l’autore non è di madrelingua inglese. Si tratta di un argomento piuttosto complesso, e nella traduzione bisogna restituire al lettore un discorso che segua un filo logico, senza andare a complicare o abbellire inutilmente.

La bellezza della nostra esistenza, della nostra gloria, dipende dalla memoria che ci costituisce. La verità e l’unità della nostra vita si rivelano profondamente non nelle nostre azioni e nei nostri successi, ma nella memoria vissuta del mistero del nostro essere. Possiamo essere certi di chi siamo, vivere la vita con gioia, audacia e creatività e non perdere la capacità di ricominciare, soltanto se non ci dimentichiamo del mistero che fa sì che tutto sia. La nostra memoria è infatti popolata da moltissimi eventi e persone differenti che, in un modo o nell’altro, contribuiscono al nostro modo di vivere: la famiglia, il luogo in cui siamo nati e cresciuti, gli amici che abbiamo conosciuto – alcuni sono ancora con noi, altri se ne sono andati –, i pasti che consumiamo, le canzoni che cantiamo, il frutto del nostro lavoro, le ferite che ci portiamo dietro, i piccoli e grandi eventi che infondono piacere e profondità alla nostra vita, le persone cui apparteniamo e la complicata storia di questa appartenenza: l’unità della nostra vita risiede in ricordi come questi. Tuttavia, noi non conserviamo tali ricordi come un museo ospita le opere d’arte. Non li cataloghiamo in ordine cronologico o tematico, ed essi non sono estranei né indifferenti alla nostra esistenza corporea. Testimoniano e trovano un’unione in noi grazie a una memoria profonda: quella di Dio. La memoria di Dio unisce e dà forma alla nostra esistenza. All’inizio sembra che i nostri ricordi riguardino solo ciò che ci è successo, che parlino solo di noi, del nostro vivere, e della nostra ricerca di Dio, la fonte profonda di tutto ciò che è. Sono la nostra memoria di Dio. Col tempo, invece, scopriamo che il disegno che intreccia tutti i nostri ricordi l’uno con l’altro, e di conseguenza la nostra stessa identità, è tracciato dalla memoria che Dio ha di noi. La nostra esistenza è il crocevia tra la memoria che Dio ha di noi e la nostra di lui. Di fatto, la gioia o la sofferenza date dai singoli ricordi, così come la luce che irradiano o le ombre che proiettano, derivano proprio da quella memoria, dal vivo intreccio della memoria che Dio ha di noi con quella che noi abbiamo di lui.

(traduzione di Thais Siciliano)

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