Ho sposato un pirata – la scelta della dominante

L’esercizio della terza settimana prevedeva di individuare la dominante per la traduzione di un brano. Trattandosi di narrativa di intrattenimento, il concetto di “fedeltà” assume una definizione leggermente diversa rispetto a ciò di cui abbiamo parlato finora riguardo alla traduzione di classici e letteratura, dove anche una virgola fuori posto in alcuni casi poteva comportare squilibri nella partitura ritmica dei brani. Nel testo di Samantha David, I married a pirate, bisognava far attenzione a rendere al meglio il senso dello sfogo sentimentale della protagonista, le espressioni gergali, il registro medio-basso, a volte volgare. La traduzione di Raffaella Patriarca per Baldini Castoldi in qualche punto esplicita dei passaggi. Vediamo due traduzioni differenti.

pirate wedding 2

Cara Philippa,

ho sposato un pirata.

Be’, questa è la versione breve della storia, ma a te devo più di quattro parole in croce. Sì, te lo devo, sei stata così gentile con me… L’ho conosciuto su Internet. Ho conosciuto dozzine di uomini in rete quando vivevo in Francia. Chattare con amanti virtuali sparsi per il mondo era il mio passatempo serale. È normale farlo quando ci si sente tristi quanto lo ero io.

All’epoca i gemelli erano ancora piccoli, e io maledicevo tuti gli uomini che incontravo tentando, al contempo, di sbarcare il lunario. Detto così suona deprimente, ma la situazione era quella. Ovunque andassi, sentivo sempre le solite cose; qualsiasi madre incontrassi, era la stessa musica: ho dei figli, ma sono al verde perché il mio Romeo, dopo avermi sedotta, mi ha mollata per la sua segretaria o l’idraulico.

Per quelle come noi, segnate da un destino come questo, avere un fidanzato part-time era già un lusso. Averne due, un miracolo.

Così per sfuggire alla depressione, ho iniziato a chattare con degli uomini, scrivendo cose del tipo: “Ciao, kevicof4637, ho avuto una giornata orribile. E tu?”

La maggior parte di loro rispondeva: “Anch’io, però stasera vado a giocare a squash”.

Ma PirataXXX era solito chiedermi anche perché la mia giornata fosse stata orribile, quindi rispondeva: “Cerca di stare tranquilla, i tuoi figli stanno bene, sei una madre fantastica e, soprattutto, non rispondere agli avvisi di sollecito del fisco. Così non sapranno se esisti oppure no”. (Suggerimento che ha funzionato davvero).

Mi disse che viveva su una vera nave di pirati: una tartana di sessanta metri, due alberi, scafo in ferro, dotata di motori ma anche di vele, radio, GPS, mappe elettroniche, radar, computer e generatori.

Sul serio, Philippa, è una barca favolosa. Ci sono cuccette per dodici persone, un’ampia cambusa, docce, ponti in teak e amache per riposare al riparo dal sole. La tiene ormeggiata al largo di una piccola isola caraibica perché è troppo grande da manovrare per un uomo solo. Se vuole andare da qualche parte, o prende il suo motoscafo oppure ci va in aereo.

(traduzione di Raffaella Patriarca)

samanthaDavid

Cara Philippa,

ho sposato un pirata.

Be’, questa è la versione breve, ma non posso scriverla così… Cioè, la situazione è questa, però…

Okay, era uno dei miei uomini di Internet. Ne avevo a decine quando vivevo in Francia. Era solo un passatempo per la sera tardi, mandare e­‐mail piene di sciocchezze a innamorati virtuali in ogni angolo del mondo. Sono quelle cose che fai quando ti senti triste e patetica come mi sentivo io.

I gemelli erano ancora piccoli, allora, e io passavo il tempo a maledire gli uomini e ad arrabattarmi per sbarcare il lunario.

Ora sembra terribile, ma all’epoca le cose stavano così, e non ero la sola. Le colline risuonavano tutte insieme appassionatamente di liti familiari. Delle madri che conoscevo, una su due raccontava la solita vecchia storia: ho dei figli, non ho soldi, perché, sai, il perfetto Romeo ha preso, se l’è svignata e mi ha mollata per un cazzo di segretaria/assistente personale/esperta di tubature.

Tra tutte, riuscivamo a rimediare sì e no un trombamico, due nei periodi buoni.

Insomma, io sono fuggita da quell’orrore scambiando e-mail con uomini conosciuti su Internet. Sai, cose tipo: “Ciao kevikof4637, ho avuto una giornata orribile, a te com’è andata?” Quasi tutti rispondevano: “Molto preso al lavoro oggi, stasera gioco a squash”.

PirataXXX invece mi chiedeva come mai la mia giornata era stata orribile e poi mi diceva: “Non aver paura, i bambini stanno bene, sei una madre meravigliosa, non preoccuparti per il tetto e soprattutto non rispondere alle lettere dell’ufficio delle imposte. In questo modo non possono sapere se esisti o no”. (Anche questo consiglio è stato utilissimo).

Diceva che viveva su una vera nave dei pirati – un vascello di 18 metri; due alberi, scafo in ferro, equipaggiato con motori potenti oltre alle vele, radio, GPS, carte nautiche elettroniche, radar, computer e generatori.

Ti giuro, Philippa, è una nave favolosa. Ci sono cuccette e posti a sedere per almeno dodici persone, una cambusa grande, docce, bagni, ponti e parapetti in teak, tende di stoffa per ripararsi dal sole.
La tiene all’ancora poco al largo di un’isoletta dei Caraibi, perché è troppo grande per essere manovrata da una sola persona. Se vuole andare da qualche parte, prende il motoscafo oppure si fa accompagnare in aereo.

(traduzione di Emanuela Damiani)

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: