Eugenio Montale: un poeta traduttore

di Thais Siciliano

Eugenio-Montale

Nel 1948, Eugenio Montale pubblicò un Quaderno di traduzioni che includeva poesie di T.S. Eliot, Ezra Pound, William B. Yeats e molti altri, non solo anglofoni. Nel decennio precedente, gran parte dei suoi introiti era derivato proprio dalla traduzione, soprattutto di opere in prosa. Tradusse prevalentemente dall’inglese, sebbene conoscesse molto bene anche il francese.

In un certo senso, ogni traduttore che si cimenti nell’impresa di tradurre poesia troverebbe un vantaggio nell’essere a sua volta un poeta. La poesia è infatti intimamente legata a un criterio ritmico che spesso è innato ma che va allenato con molto esercizio. Il traduttore deve tenere conto di questo criterio, oltre a mantenere la dimensione concettuale relativa ai significati: questa difficoltà si trasforma in uno stimolo quando ci facciamo incoraggiare da un poeta come Montale. Nelle sue traduzioni, infatti, lo spirito originale delle opere viene rispettato proprio grazie alla sua interpretazione personale e appassionata, che non si limita a riprodurre pedissequamente la forma o i contenuti originali, ma crea componimenti in linea con l’essenza del pensiero poetico del testo di partenza. Un concetto di fedeltà, come vedete, piuttosto interessante.

Prendiamo ad esempio un famoso sonetto di Shakespeare. Fin dai primi versi si nota come la traduzione di Montale sia molto ariosa e impreziosisca il testo italiano con artifici volti a trasmetterne la poeticità.

W. Shakespeare, Sonnet XXXIII Traduzione di E. Montale
Full many a glorious morning have I seen
Flatter the mountain tops with sovereign eye,
Kissing with golden face the meadows green,
Gilding pale streams with heavenly alchemy;
Spesso, a lusingar vette, vidi splendere
sovranamente l’occhio del mattino,
e baciar d’oro verdi prati, accendere
pallidi rivi d’alchimie divine;

La versione di Montale non è tanto letterale, ma è fedele allo spirito dell’originale. L’aderenza ritmico-musicale è salva, sebbene l’inglese sia notoriamente una lingua più asciutta e sintetica dell’italiano. Montale sposta l’equilibrio funzionale di alcuni elementi ma riesce a preservare il ritmo generale, soprattutto attraverso l’uso sapiente dell’enjambement. Inoltre, utilizza una struttura regolare basata sull’endecasillabo, che rispecchia il pentametro giambico shakespeariano. Impossibile mantenere tutte le rime, ma lui inserisce una certa quantità di assonanze, salvando sia il senso sia il ritmo.

La brevità delle parole inglesi è difficile da riprodurre in italiano. Eppure, il poeta italiano fece propria questa caratteristica di brevità, riversandola anche nella sua produzione originale: ne sono un esempio i Mottetti, brevi composizioni in cui abbondano monosillabi, bisillabi e parole tronche. Un esempio di come scrittura e traduzione talvolta si influenzino a vicenda.

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