Intervista a Elisa Comito di Strade

Elisa Comito vive a Roma e lavora come traduttrice dall’inglese, dal francese e dal romeno, soprattutto in campo editoriale e legale. Socia di STRADE, AITI. Iscritta all’albo dei consulenti linguistici del tribunale di Roma. Per STRADE coordina il servizio di consulenza contrattuale, una delle attività del gruppo di lavoro sui contratti e il diritto d’autore, attualmente impegnato nella costruzione di una rete legale a sostegno dei traduttori, nel monitoraggio della situazione dei diritti e dei contratti a livello europeo di concerto con il CEATL (Consiglio Europeo delle Associazioni dei Traduttori Letterari) e nell’elaborazione di proposte contrattuali che alzino lo standard del settore.

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Che cos’è Strade? Come ci si associa?

Strade, il Sindacato dei traduttori editoriali, è un’associazione professionale che riunisce i traduttori che lavorano per l’editoria o che comunque creano traduzioni tutelate dal diritto d’autore: traduzioni di narrativa, saggi, articoli, opere multimediali, didattiche ecc. Indipendentemente dal tipo di committente, chi traduce un’opera dell’ingegno realizza un’elaborazione creativa che la legge riconosce come opera autonoma, attribuendo al suo autore, il traduttore, tutti i diritti morali e patrimoniali sulla stessa.

L’obiettivo primario del nostro sindacato è la valorizzazione del traduttore editoriale sotto il profilo professionale, culturale ed economico. Sul nostro sito, www.traduttoristrade.it, si trovano informazioni dettagliate sulle attività del sindacato, le convenzioni e i servizi offerti agli iscritti ordinari e agli associati.

Per aderire come iscritti ordinari occorre avere tradotto, negli ultimi dieci anni, due volumi pubblicati (romanzi, saggi, poesie, fumetti) oppure l’equivalente di 100 cartelle in articoli per quotidiani o riviste di qualsiasi genere, cataloghi di mostre, guide e in genere testi rientranti nel diritto d’autore, oppure 50 rulli di traduzioni per cinema o TV, o due copioni teatrali.

Chi non possiede questi requisiti può comunque aderire al sindacato come associato, godendo di molti servizi alle stesse condizioni degli iscritti o comunque a condizioni più vantaggiose rispetto agli esterni. Per l’iscrizione come soci ordinari è richiesto il pagamento annuale di 50,00 euro che ha validità sino al termine dell’anno solare, mentre la quota richiesta agli associati è di 35,00 euro. Per iscriversi o chiedere ulteriori informazioni ci si può rivolgere all’indirizzo: iscritti@traduttoristrade.it

In che cosa consiste il servizio di Consulenza Legale?

È uno dei servizi che il sindacato ha sviluppato per gli iscritti e, successivamente, aperto anche agli esterni, ai quali è richiesto un modesto contributo (per iscritti e associati è gratuito). Assistiamo i soci in qualsiasi problematica relativa al diritto d’autore o ai contratti che si trovano a stipulare con i committenti. Il servizio garantisce consulenze personalizzate e affianca il Vademecum legale e fiscale pubblicato per la prima volta nel 2012: http://www.traduttoristrade.it/vademecum

Attualmente le consulenze sono gestite da tre iscritte che hanno sviluppato una competenza specifica, e per comodità possiamo dividerle in consulenze pre-contrattuali e post-contrattuali.

Le consulenze pre-contrattuali servono nel caso un traduttore voglia proporre a un committente un contratto elaborato personalmente o desideri una valutazione del contratto propostogli dal committente. Nel primo caso lo aiutiamo a elaborare un accordo su misura, tenendo conto delle specifiche esigenze delle parti. Se lo desidera il collega può avvalersi anche dell’aiuto di una legale esperta nell’editoria e nel diritto d’autore a tariffe convenzionate, che comprendono una prima consulenza totalmente gratuita. Se il contratto è invece proposto dal committente, la consulenza prevede la sua analisi, la proposta di modifiche e l’assistenza nella contrattazione. Dopo aver verificato che il contratto non contenga clausole pericolose o che non difetti di clausole essenziali, diamo suggerimenti per migliorarlo. Riflettere bene sul contratto prima di firmarlo è il modo migliore per evitare problemi in seguito.

Forniamo anche assistenza per i rinnovi contrattuali, allorché il periodo di cessione dei diritti stipulato nel primo contratto finisce (ricordiamo che i contratti di edizione possono avere una durata massima di 20 anni) e il committente, se vuole continuare a pubblicare la traduzione, deve stipulare un nuovo accordo col traduttore.

L’assistenza post-contrattuale riguarda invece le problematiche nate a contratto già firmato, dalle contestazioni pretestuose della traduzione alla non corretta indicazione del nome del traduttore, dalle inadempienze nei pagamenti alla violazione dei diritti morali del traduttore causata, per esempio, da un processo di revisione non corretto. Ma la casistica è oltremodo variata. In tutti i casi il servizio prevede, come prima tappa, l’analisi del contratto e delle circostanze del caso. Qualora si renda necessaria l’assistenza di un legale forniamo i recapiti di avvocati specializzati (a partire dalla consulente convenzionata) offrendoci, se l’assistito lo desidera, di fare da tramite.

Non sottolineerò mai abbastanza l’importanza che hanno la contrattazione, le singole clausole del contratto e la sua articolazione globale, non solo per la buona riuscita dei singoli progetti di traduzione ma per vivere della propria attività.

 Quali sono gli ostacoli più grandi quando un traduttore riesce a entrare finalmente nel mondo editoriale?

Approfitto di questa domanda per chiarire alcuni malintesi. Spesso sento i traduttori lamentarsi delle difficoltà di accedere al mondo editoriale. Forse la cosa poteva essere vera in passato ma oggi non è affatto così. Se con “entrare nel mondo editoriale” si intende ottenere un contratto di traduzione e pubblicare delle traduzioni a prescindere dalle condizioni, non è affatto difficile. Al contrario, l’Italia è piena di editori senza scrupoli pronti a sfruttare gli aspiranti traduttori ignari dei propri diritti. Esistono anche sedicenti editori che si avvalgono solo di traduttori che, prima di lavorare, frequentano corsi a pagamento da loro organizzati. Il meccanismo è semplice: paghi il corso, firmi un contratto e pubblichi un libro. Questi traduttori si rendono conto troppo tardi che in realtà non sono i corsi a essere finalizzati alle traduzioni ma le traduzioni a essere finalizzare ai corsi. In altre parole, la possibilità di entrare nel settore editoriale è usata come uno specchietto per allodole al solo scopo di vendere i corsi di traduzione. Su questo schema principale sovente questi “editori” inseriscono altre forme di inganno, per esempio spacciano come pubblicazione il solo fatto di caricare sul loro sito internet la traduzione in formato digitale; prevedono un pagamento esclusivamente sotto forma di royalty (logicamente, mancando ogni cura editoriale e promozione, il libro non vende e il traduttore non vede un euro) o stabiliscono assurde penali (anche di migliaia di euro) per i ritardi nella consegna (nel caso in corso d’opera il traduttore mangiasse la foglia e decidesse di non consegnare). Anche queste clausole (in genere prive di alcun valore legale), in realtà non sono poste perché l’“editore” ha un reale interesse a ricevere la traduzione, ma solo per tentare di estorcere altri soldi ai traduttori che si lasciano soggiogare e pagano la penale.

Quindi, per tornare alla domanda, nell’avvicinarsi al mondo editoriale e nel compiere i primi passi, il traduttore deve preoccuparsi più delle vie troppo facili, e spesso illusorie, che non degli ostacoli. La difficoltà non è entrare nel mondo editoriale ma conquistarvi uno spazio che consenta di vivere del proprio lavoro.

 

Che tipo di approccio dovrebbe avere il traduttore che vuole contattare per la prima volta una casa editrice?

L’approccio non deve essere quello di un disoccupato in cerca di lavoro. Un approccio del genere è quasi sempre destinato a fallire (o ad attirare solo gli “editori” di cui sopra) per il semplice fatto che oggi qualsiasi casa editrice è subissata dai curricula di aspiranti traduttori e, soprattutto dalle lingue più note, le offerte di traduzione superano di gran lunga le richieste. Il discorso è un po’ diverso se si traduce da una lingua meno nota ma, in ogni caso, è meglio se il traduttore sin dall’inizio si pone come un interlocutore che ha qualcosa da offrire anziché da chiedere. Per far ciò deve innanzitutto documentarsi bene sul settore editoriale, sulle caratteristiche dei diversi editori, e parallelamente, riflettere su quali “filoni” (come generi, autori, temi o altro…) coltivare. In questo modo potrà fare proposte mirate, quelle che più spesso consentono di distinguersi dalla massa e di essere presi in considerazione dagli editori, soprattutto dai piccoli e medi editori indipendenti che seguono linee editoriali specifiche. Le proposte devono essere su misura altrimenti rischiano di essere controproducenti. Fare una proposta in modo convincente è importante perché, anche se alla fine l’editore dovesse decidere che quel libro non gli interessa o assegnarlo a un altro traduttore, è molto più facile che proponga un altro lavoro al traduttore di cui, grazie alla proposta, ha potuto apprezzare le capacità, che non a uno che gli ha mandato un curriculum “anonimo”. Io stessa ho iniziato i rapporti con un editore facendo una proposta di traduzione, dopo aver saputo che quell’editore aveva acquistato i diritti di traduzione per l’Italia su un testo che mi interessava (avevo parlato dell’autore nella tesi di laurea). Non poterono affidarmi quella traduzione perché era già stata assegnata ma me ne proposero un’altra.

 

Quanto sono utili le fiere del libro per i traduttori?

Le fiere sono molto utili se la frequentazione avviene per interesse genuino e se ci si va dopo un lavoro di preparazione, altrimenti servono a poco. È utile quando si va (magari dopo aver già stabilito un contatto) per parlare con editori (o editor) specifici, seguire delle presentazioni (occasioni in cui spesso gli editori vengono personalmente e sono più disponibili che non se li si “assalta” allo stand, dove molti mandano personale che non si occupa della scelta dei traduttori). Le fiere sono anche buone occasioni per entrare in contatto con altri colleghi, in occasione dei numerosi incontri sulla traduzione e sull’editoria.

 

Parlando di compensi, come si deve regolare il traduttore? Qual è la soglia al di sotto della quale non vale la pena accettare una proposta?

Nel sindacato parliamo spesso di compensi ma è necessario comprendere che per un traduttore editoriale non ha senso considerare il compenso, e valutarne l’adeguatezza, solo in termini di tariffa a cartella.

Come abbiamo visto, il traduttore letterario (in senso lato) a partire dalla creazione dell’opera ha per legge tutti i diritti esclusivi di utilizzazione economica della stessa. Si parla di “diritti esclusivi” perché nessuno può sfruttarli senza la sua autorizzazione. Il committente può usare solo quei diritti che il traduttore gli cede tramite il contratto, alle condizioni stabilite. Tali condizioni devono comprendere un compenso che, oltre a retribuire il traduttore per il tempo impiegato a tradurre, sia adeguato a remunerare la cessione dei diritti chiesti dal committente per il tempo previsto nel contratto. L’adeguatezza sarà da valutare in rapporto al tempo e all’ampiezza della cessione dei diritti. I diritti esclusivi del traduttore comprendono il diritto di riproduzione; il diritto di pubblicazione, a stampa o in digitale; il diritto di recitazione e trasformazione in audiolibro; il diritto di elaborazione e adattamento, inserimento in opere multimediali; il diritto di trasposizione televisiva, cinematografica, teatrale ecc. Vediamo che una delle caratteristiche dell’opera d’ingegno – che dà un senso alla normativa sul diritto d’autore – è il fatto che non si limita a essere utilizzabile in sé stessa ma può dare origine a una gamma amplissima di opere derivate, che a loro volta saranno alla base di altri rapporti culturali ed economici. Il godimento esclusivo dei diritti che la legge assicura all’autore dura per tutta la sua vita e fino a 70 anni dopo la sua morte. Quindi ogni volta che traduce un’opera il traduttore acquisisce un piccolo patrimonio di diritti ed è importante, se vuole vivere di questo mestiere, imparare a gestire oculatamente ognuno di questi diritti, non spogliarsi di tutti – secondo una cattiva prassi diffusa – per una cifra a cartella che spesso non è adeguata neanche a retribuire il tempo impiegato a tradurre, figuriamoci l’uso di tanti diritti per lunghi decenni. Ricordiamo che gli autori non hanno forme di previdenza garantite quindi è necessario che gestiscano il proprio lavoro, e la cessione dei diritti sullo stesso, in modo da goderne i frutti continuativamente, nell’arco della vita, come è possibile se lavorano regolarmente con contratti a termine conformi alla legge.

Ecco perché, prima che delle cifre, è importante preoccuparsi dei principi in base ai quali stabilire un compenso, e delle condizioni contrattuali. Il risultato economico complessivo è diverso se per una stessa cifra cedo solo il diritto alla pubblicazione per 10 anni e prevedo anche delle royalty oppure cedo tutti i diritti per 20 senza royalty, per non parlare di contratti ancora più sfavorevoli in cui il traduttore cede i diritti patrimoniali per sempre (sebbene la liceità di questi contratti sia sempre più messa in discussione, tranne casi particolari). In merito alle cifre, comunque, per avere un consiglio in un caso specifico ci si può sempre rivolgere al nostro servizio contrattuale.

Per quanto riguarda la soglia minima, fermo restando che anche questa dipenderà dall’insieme delle condizioni pattuite, è chiaro che anche nel caso di esordienti, per traduzioni semplici e con una cessione limitata dei diritti, qualsiasi compenso sotto le due cifre non è da considerarsi un compenso professionale ma una regalia.

Cosa le piace di più del suo lavoro?

Del lavoro di traduzione mi piace soprattutto la flessibilità in termini di organizzazione, il fatto di non avere cartellini da timbrare e di poter cercare formule personalizzate non solo per gestire l’orario di lavoro ma anche il tipo di testi su cui lavorare e la clientela. Traduco in più di un settore, sia per variare sia per ridurre i rischi legati a ciascuno di essi.

Grazie al lavoro di consulenza per Strade ho invece capito il gusto che prova un avvocato quando il cliente vince una causa, anche se nel nostro caso le trattative superano di gran lunga i processi! È una grande soddisfazione quando un collega riesce a far migliorare un contratto o a superare in modo vantaggioso una controversia con un editore, acquisendo più fiducia nelle proprie capacità di negoziazione. È una vittoria per tutti perché, per ogni caso affrontato, facciamo dei passi in avanti a vantaggio dell’intera categoria.

Come si aggiorna?

La risposta sarebbe lunga ma diciamo che non trascuro niente, dalle letture mirate alla frequenza di seminari su temi che mi interessano (sia relativi ai miei settori di traduzione sia utili per il servizio di consulenza), dai viaggi alle visite delle fiere…

 

Cosa le pace di meno del suo lavoro?

Lo scarso riconoscimento del ruolo culturale ed economico della traduzione, che nel nostro paese caratterizza non solo istituzioni e committenti ma molti traduttori, anche a causa delle deficienze dei percorsi formativi. È per contribuire a porvi rimedio che sto nel sindacato.

 

Un consiglio agli aspiranti traduttori editoriali?

Documentarsi sin dai primi passi sul settore in cui si opera, informarsi sui propri diritti, confrontarsi con i colleghi nelle associazioni, sulle liste di lavoro, nei forum, in occasione degli incontri organizzati durante le fiere, coltivare un proprio percorso professionale senza aspettare imboccate dagli editori (o da altri). Oggi gli editori non hanno più il monopolio della committenza delle traduzioni, si aprono nuovi spazi e bisogna armarsi di intraprendenza e tenacia per individuarli e coltivarli.

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