Traduzione di The Emergence of Everything: How the World Became Complex di Harold J. Morowitz (lezione 6)

Nella traduzione più che sui particolari bisognava concentrarsi sul rendere il testo logico e comprensibile (non sembra ma è un testo divulgativo), e fare infinite ricerche per capire quali espressioni si usano effettivamente in italiano in questo campo.

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La chiave della multicellularità sta in un ovulo fecondato nato dalla fusione di due gameti aploidi che è in grado di dare origine, attraverso un processo di morfogenesi, a una serie di cellule specializzate. Devono perciò essere disponibili una sorta di interruttori che attivino e disattivino le sequenze genetiche in modo da differenziare morfologia e biochimica cellulare dei diversi tessuti. Una cellula ciliata è completamente diversa da una cellula epatica, e questa è a sua volta del tutto diversa da una cellula nervosa: eppure fanno tutte parte della progenie clonale di un unico ovulo fecondato. Il numero di tipi di cellule aumenta lungo il percorso evolutivo che abbiamo descritto nel capitolo precedente.

I discendenti odierni degli animali più antichi sono probabilmente rappresentati dai placozoi e dai poriferi (spugne). Nei protisti e negli animali primitivi la comunicazione tra cellule avviene soprattutto su base chimica, secondo due modalità: (1) una cellula rilascia nell’ambiente molecole che si diffondono liberamente e possono essere assorbite dalla superficie di una seconda cellula, o trasportate a un sito recettore attraverso la seconda membrana; (2) giunzioni comunicanti tra cellule limitrofe consentono il trasporto intercellulare di materiale, fra cui le molecole di segnalazione. La trasmissione di segnali tra cellule è pertanto limitata dalla diffusione, che costituisce un processo lento su grandi distanze, e in definitiva anche dalla bassa concentrazione causata dalla diluizione.

Una cellula nervosa, al contrario, riceve un segnale chimico in un certo punto della sua superficie e lo converte in un segnale elettrico, il potenziale d’azione. In tale forma elettrica il segnale viaggia rapidamente lungo l’assone e al contatto con i siti recettori di altre cellule innesca un rilascio chimico. L’assone può avere una lunghezza pari al diametro di migliaia di cellule, in modo da trasmettere velocemente segnali da cellula a cellula su grandi distanze.

Animali sessili come le spugne o molto piccoli come i diciemidi, naturalmente, non necessitano di cellule nervose, mentre animali reattivi di grandi dimensioni richiedono la presenza di un sistema di segnalazione rapido tra le loro parti remote. Nell’evoluzione animale l’emergenza delle cellule neuronali ha rappresentato perciò un fattore decisivo. Il passaggio dal primo animale multicellulare agli animali dotati di sistema nervoso, tuttavia, può aver richiesto anche un miliardo di anni. Gli agenti erano le cellule, e la selezione ha scelto quelle che potessero eseguire particolari compiti.

(traduzione di Thais Siciliano)

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